La vita nascosta degli oggetti tecnologici

La vita nascosta degli oggetti tecnologici
Slashdot.org - News for nerds. stuff the matters (in inglese “barra e punto” - notizie per i fan della tecnologia informatica), è un sito web molto noto tra gli appassionati di comunicazione digitale. Creato nel 1997 da Rob Malda - un esperto di internet e fan di Linux - secondo il modello del weblog, viene visitato da oltre un milione di utenti al mese, circa 330.000 al giorno. Nell’agosto del 2006, una discussione sulla sorveglianza digitale ha raccolto in poche ore oltre 400 commenti. Thomas, un programmatore inglese, nel giugno del 2002 legge su Slashdot una storia che lo sconvolge. Il titolo era “Il Governo britannico estende i poteri di spionaggio” e rimandava attraverso alcuni link a diversi articoli apparsi su The Guardian in cui si illustravano i piani di potenziamento e finanziamento degli enti di sorveglianza sull’attività online dei cittadini del Regno Unito. Thomas ha deciso di esprimere il suo dissenso e ha postato la propria opinione contraria su Slashdot, faxando anche una lettera di dissenso al Parlamento. Non si era mai interessato di politica prima: “ero semplicemente affascinato dai computer e non da altri argomenti”. Su Slashdot è diventato più consapevole dell’importanza della politica anche per la tecnologia, ha iniziato ad interessarsi ai partiti ed è tornato a votare. Adesso, per Thomas, l’impegno nella tecnologia implica un impegno nella politica e la sua è la storia di molte altre persone che, sebbene Slashdot non si sia mai presentato come piattaforma politica, grazie al sito hanno iniziato a capire che tecnologia e politica sono due aspetti strettamente collegati...
“Dipendenti che protestano” è il capitolo che Sherry Turkle dedica a Thomas e ai web-dipendenti che traggono dalla loro bulimia verso internet un’esperienza positiva, costruttiva e propositiva nella vita reale. In questo saggio la Turkle, riconosciuta autorità mondiale in materia di società digitale, spiega in che modo e con quali conseguenze gli oggetti tecnologici, primo fra tutti l’amato e odiato computer, influiscano sulle nostre vite. Secondo la docente di studi sociali di scienza e tecnologia al MIT di Boston, ci sono sostanzialmente due categorie di utenti. La prima, in cui rientrano i dipendenti che protestano, che imparano e che lavorano, comprende coloro che utilizzano internet per sperimentare la propria identità, come riflessione sul proprio ruolo sociale. Già in Vita sullo schermo, la sociologa aveva evidenziato come i nuovi modelli informatici (attraverso email, chat room, fantasy game, il World Wide Web e tutti i social media legati ad internet) alterando i modi tradizionali di pensare a superficie e profondità, abbiano creato una nuova alleanza con la psicanalisi e la percezione del sé. La tecnologia, in questo senso, offre nuove opportunità di autoanalisi all’utente, che deve essere però pronto ad affrontare le nuove sfide. La seconda categoria, per la quale il termine dipendenza viene assunto nella nota accezione negativa che si dà ai drogati, racchiude invece tutti coloro per i quali internet diviene una vera e propria ossessione, un rifugio irrazionale totalmente distaccato dalla vita reale. “Quando il virtuale prevale sul reale”, come ha intitolato Aldo Grasso in un suo articolo dedicato agli studi della professoressa statunitense. Per la Turkle, ovviamente, internet ha senso solamente se serve a migliorare la vita reale. Ben vengano, dunque, i siti come Slashdot, se servono ad interessare gli appassionati di tecnologia anche ad argomenti non strettamente connessi all’uso del computer. Utili i workshop e tutto ciò che può ampliare l’informazione e la conoscenza. Ma occorrono regole, ribatte Turkle, e restrizioni, esattamente come nel mondo reale, perché il cyberspazio non divenga un mondo di alienati.

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