La vita perfetta

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Catherine Ravenscroft si è alzata nel cuore della notte e ora si sta guardando allo specchio, il viso bagnato di acqua gelida. Suo marito Robert è a letto, da là le chiede assonnato se è tutto ok, ovviamente non sospetta nulla e lei lo rassicura. Aspetta che l’uomo si riaddormenti e poi guarda il libro poggiato sul suo comodino come fosse un serpente velenoso. L’ha trovato su uno scaffale della libreria di casa la sera prima, le pareva un romanzo qualsiasi, ottimo per prendere sonno, l’ha incuriosita e l’ha iniziato, poi dopo qualche pagina… ha scoperto che il libro parla di lei, del suo segreto. Il segreto che nessuno conosce. Che nessuno può conoscere. O almeno così Catherine pensava finora. E si sbagliava, a quanto pare. Rigira il volume tra le mani. L’autore è un tale E.J. Preston, su Google non c’è nulla su di lui e questo è sospetto; la casa editrice non esiste, è un libro stampato in self publishing. Chi lo ha comprato? Lei di certo no. Forse Robert? O magari è un libro vecchio venuto a galla con il trasloco che hanno finito appena tre settimane fa? Catherine si guarda intorno, fruga con gli occhi nel buio della casa addormentata. Si sente osservata. Nuda. Come se tutti potessero vederla e lei non potesse vedere nessuno… Due anni prima. Stephen Brigstocke è un insegnante appena andato in pensione. Rimpianti non ne ha, ha sempre sopportato a malapena i suoi alunni e i loro genitori e trattava entrambi con una compiaciuta crudeltà. Da quando è morta sua moglie Nancy, ha lasciato che molte cose gli sfuggissero di mano. Per esempio non ha ancora messo ordine tra gli oggetti appartenuti alla donna e ora che di tempo ne ha quanto vuole, decide finalmente di provvedere. Raccoglie tutti i vestiti di Nancy e li vende al mercatino di beneficenza: tutti tranne un vecchio cardigan color dell’erica che la moglie metteva sin da quando si erano conosciuti, cinquant’anni prima. Deciso a scrivere un libro di viaggi sull’Anglia orientale, una regione incantevole dove lui e Nancy andavano spesso in vacanza, l’ex insegnante prende la macchina da scrivere della moglie (lei sì che era brava come scrittrice, anche se non è mai riuscita a pubblicare un libro) ma mentre cerca una risma di carta nell’armadio si imbatte in una piccola borsa di Nancy incastrata – nascosta! – tra il mobile e la parete. Dentro ci sono un rossetto, un fazzoletto, un mazzo di chiavi e una busta gialla di fotografie con la scritta KODAK a grossi caratteri neri. Le foto… beh, le foto ritraggono la defunta moglie di Stephen Brigstocke in atteggiamenti indecenti, nuda in una stanza d’albergo chissà dove. Chi gliele ha scattate? Quando? Quali altri segreti gli ha nascosto quella donna che lui credeva perfetta?

Esordio con il botto per la britannica Renée Knight, casalinga di mezza età con l’hobby della scrittura, per anni guardata con bonaria compassione dal marito e dai figli mentre ostinatamente buttava giù – tra una lavatrice e un pudding –sceneggiature per cinema e televisione che venivano quasi regolarmente rifiutate e un romanzo di formazione che non è mai riuscito ad attirare l’attenzione di agenti ed editori. Poi la decisione di scrivere un thriller e bum! ecco una nuova stella della narrativa di genere venuta su dal nulla e determinata a conquistare la vetta delle classifiche di vendita. Può farcela tranquillamente con questo La vita perfetta, un “domestic noir” (così si definiscono i thriller ambientati in famiglia la cui trama tipicamente ruota attorno ai segreti coniugali o giù di lì) moderno e adrenalinico ma che comunque conserva qualcosa – forse nelle atmosfere, forse nella morbosità d’antan – del giallo psicologico classico, quello stilish ma morboso à la Hitchcock, per intenderci. “L’idea che è alla base de La vita perfetta”, ha spiegato la stessa Knight, “viene in realtà dal primo romanzo che ho scritto, che peraltro è stato rifiutato da tutti gli editori a cui l’ho proposto: al cuore della trama c’era la storia vera di una mia amica di gioventù e a un certo punto mi sono resa conto che chiunque la conoscesse l’avrebbe riconosciuta facilmente leggendo il mio romanzo. Era lecito esporla così completamente, “sfruttare” i fatti suoi per vendere un libro? Come si sarebbe sentita lei? Come avrebbe reagito?”. Dopo una vita passata a sognare questo momento, la Knight si ritrova con un romanzo tradotto in 30 Paesi o giù di lì, diritti cinematografici venduti a peso d’oro e per di più con la clausola, pretesa da lei alla firma de contratto, di poter lavorare in prima persona allo script del film tratto dal libro. Una grande soddisfazione e anche, diciamolo, tanti soldi: finora a quanto pare usati per cinque o sei paia di scarpe costose e il restauro della casa al mare. Non è dato sapere chi si occupi della lavatrice in casa Knight al momento, ma di sicuro nessuno ride più di Renée quando si siede al pc a scrivere.



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