La vita perfida

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Guadalupa, primi del Novecento. Albert Louis, soubarou testa calda sulla trentina, ne ha le tasche piene di lavorare in piantagione. Un pomeriggio, ricevuta l’ennesima, misera paga, sbatte i piedi e se ne va. Più tardi viene a sapere che a Panama stanno cercando braccia per spaccare in due la terra e costruire un canale che faccia passare le navi che vanno da New York a San Francisco. Albert non se lo fa dire due volte, ed è laggiù che incontra Liza e se ne innamora… Jacob ha un caratteraccio come suo padre, quell’Albert Louis che ha fatto i soldi e si crede di essere meno nero degli altri. Sua madre Elaise fa la maestra e fa del suo meglio per educare lui e i fratellini. Fa del suo meglio per farsi amare da Albert, ancora tormentato dallo spettro di Liza e dal primogenito che nessuno sa dove sia… Thecla, la figlia di Jacob e Tima, non è da meno. Studia all’università, va a vivere lontano, si fa mettere incinta e lascia la bambina a sua madre per accoppiarsi con tutti quelli che le capitano a tiro. Finché incontra Pierre, un ricco uomo bianco disposto ad accogliere lei e la piccola… Claude Elaise scopre per puro caso di avere un quarto prozio, oltre al matto Jean, a Serge che non c’è mai e a René morto in guerra. Il figlio di Albert Louis e della sua prima moglie Liza, di cui nelle case di famiglia non c’è nemmeno una foto e che nonno Jacob non ha mai menzionato nei suoi racconti di vecchio...

Una saga familiare, un romanzo di formazione sulle relazioni familiari e affettive, una riflessione sull’identità etnica, socioeconomica, personale e collettiva. Che La vita perfida abbia vinto il Nobel per la Letteratura alternativo 2018 non stupisce. Questo romanzo è un condensato di molte storie e di un intero secolo di lotta del “popolo nero”, se così lo si può definire. Tutti i neri saranno pure uguali, ma alcuni vorrebbero essere più uguali degli altri: l’ambizione li acceca al punto che guardandosi allo specchio non lo vedono più, il colore che portano. Il colore della miseria, della schiavitù, dell’oppressione, mentre ai bianchi spetta il colore dei soldi, del potere e delle case con giardino. I neri dell’era postcoloniale scrivono libri, studiano, viaggiano per il mondo, ma la vita perfida li aspetta dietro l’angolo. Ed è già tanto non fanno amicizia con i bianchi, o peggio ancora ci si fidanzano. Ogni membro della famiglia Louis lotta a modo suo per emanciparsi da questa dicotomia obsoleta, da Albert che nelle prime cinque righe molla la piantagione per cercar fortuna altrove, a Claude Elaise che cresce in un’epoca in cui Martin Luther King e Malcolm X sono già morti e le costellazioni identitarie hanno la forma di un puzzle. Tocca a lei rimetterle insieme alla radice, ricostruendo anche quei tasselli di famiglia che, pagina dopo pagina, si sono persi per strada.



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