La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin

La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin
Isidoro Sifflotin non è il vero nome di Isidoro. Ne ha avuti altri prima di questo. D’altronde, nel suo borgo natio, collinare e contadino, i concittadini hanno sempre combinato dei gran pasticci, presi dalla frenesia di accoppiare bene nome e cognome come maglietta e pantaloni. E così il parroco, con gran pena, ha dovuto battezzare Ala Madonna, Giardino Fiorito, Stella Dimare, Aniello Santaniello, Isola Dellamorte… Isidoro, comunque, si chiama Raggiola. Che in dialetto vuol dire “mattonella”. Ha rischiato di aver per nome qualcosa tipo Spacca. Ma invece sono stati i suoi compagni di scuola i primi a cambiargli appellativo. Isidoro Pocapanza. Anche se ha sempre mangiato. Ma ha anche sempre corso. E fischiato. Il fischio è la sua lingua, il suo vocabolario. E un giorno si incanta di fronte a un merlo indiano…
Enrico Ianniello è un attore noto agli appassionati di teatro e di cinema e anche al grande pubblico della televisione generalista, visto che è uno dei protagonisti della serie sbanca-ascolti Un passo dal cielo, con Terence Hill guardia forestale in quel dell’Alto Adige. Esordisce nella narrativa con un romanzo che lascia il segno: compiuto, coerente, centrato. È una carrellata coloratissima di personaggi riusciti e caratterizzati, calati appieno in una dimensione divertente, onirica e al tempo stesso tanto reale che sembra di poterla toccare attraverso la pagina, fiabesca e insieme concreta come la pagnotta cotta nel forno dopo che ha riposato sotto al canovaccio e le è stata fatta una croce sopra. Un mondo, quello che descrive Ianniello, fatto di quel poco che basta per solleticare la fantasia, il desiderio di avventura, la ricerca della felicità.

 

 

 
 
 
 
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