La vita segreta

La vita segreta
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Nel gennaio 2011 la casa editrice Canongate propone a Andrew O’Hagan di affiancare come ghostwriter Julian Assange per la stesura di un esclusivo libro di memorie. Il celeberrimo fondatore di WikiLeaks, agli arresti domiciliari a seguito delle pesanti accuse di stupro mossegli in Svezia, si dimostra sin dal principio una personalità difficile da trattare, tanto affascinante quanto narcisista, paranoica e inconcludente… Risale agli anni Sessanta la pratica eticamente disturbante adottata dalla Polizia londinese di utilizzare identità di bambini morti per operazioni di spionaggio. O’Hagan ripropone quella prassi in un esperimento alquanto oscuro: l’obiettivo è “reinventare” Ronald Pinn, morto a soli vent’anni di overdose, a partire dal certificato di nascita e da ricerche capillari sulla breve vita del giovane, e riportarlo alla vita come identità virtuale per sondare i meandri del deep web… Il 9 dicembre 2015 la polizia federale fa irruzione in una casa di Gordon, nei sobborghi di Sidney. Cercano un certo Craig Wright, noto informatico e uomo d’affari, che abita lì con la moglie. I due sono già fuggiti con al seguito un paio di laptop non ancora del tutto criptati, sono diretti in Nuova Zelanda. In base a due articoli usciti quella stessa notte su “Gizmodo” e “Wired”, Wright sembrerebbe essere nientemeno che Satoshi Nakamoto, il misterioso inventore della tecnologia Bitcoin…

Lo scozzese Andrew O’Hagan, già autore di romanzi e opere di non-fiction, riporta con puntualità di cronaca tre storie “vere” del suo vissuto professionale: la faticosa collaborazione con Julian Assange, capo dell’organizzazione internazionale WikiLeaks; l’esplorazione dei segreti del dark web nei nuovi panni virtuali del defunto Ronald Pinn; l’indagine riguardante la paternità della criptovaluta Bitcoin. I tre long-form si addentrano in quella “vita segreta” cui chiunque abbia una connessione internet può accedere, un iceberg di cui ci è dato scorgere quotidianamente solo la punta. Indagano il livello più profondo e ambiguo di un mondo potenzialmente senza limiti – fisici o etici –, un inquietante “mercato dell’identità” popolato da fantasmi che ciascuno può abitare e sfruttare in infiniti modi, secondo infinite possibilità, che non può prescindere, purtroppo o per fortuna, dalle menti geniali che plasmano e dirigono la sua vertiginosa evoluzione. “I nostri computer non sono ancora noi stessi”: questo l’assunto che spinge l’autore a sondare le dinamiche tutte umane e spesso contraddittorie sottese alla moderna cultura digitale, analizzando “casi” umani e culturali eclatanti quanto esemplari, abbracciando un genere che non è reportage in senso assoluto ma neppure racconto, al confine tra informazione giornalistica e – pur validissima e necessaria – rielaborazione letteraria. Questa duplicità di fondo, un alternarsi di piani che a tratti tende a confondere e a rallentare (soprattutto per i non “addetti ai lavori”) la lettura, è sostenuta da una scrittura lucida, corposa, che affronta con piglio saggistico tematiche in grado di affascinare tutti e che lascia intravedere sinistri quesiti, senza tuttavia fornire risposte confortanti: cosa è “reale”, cosa è etico? Ma soprattutto, ha ancora senso oggi porsi tali domande?



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