La vita sociale delle sagome di cartone

La vita sociale delle sagome di cartone
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Torino, Salone del Libro. Tutto è pronto per la partenza del grande carrozzone della letteratura italiana, con i suoi editori in pompa magna, i suoi autori in tiro e i lettori pronti a osannare le loro pagine. Anche Samantha Neli, marketing manager della casa editrice Fabula Nuova, è in fibrillazione, ma non solo per l’inizio del Salone. Da alcuni giorni Paul Pavese, uno dei due soci fondatori del progetto editoriale, non dà più notizie di sé. Non ha lasciato indicazioni all’altro socio, Cartesio Durante, non ne sa nulla l’ex moglie e nemmeno il giovane editor Rio Cormana. La sua assenza è preoccupante, proprio in questi tempi di crisi del mercato editoriale, quando basterebbe un suo nuovo titolo per ridare ossigeno alle finanze della casa editrice. A complicare le cose, il gesto eclatante del giovane editor Rio durante il convegno introduttivo presieduto dal ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo che, per dare un’iniezione di denaro e fiducia al mercato dei libri, presenta al pubblico la nuova misura studiata dal governo: un bonus mensile destinato a tutti i cittadini e rivolto all’acquisto di una quota mensile di libri rigorosamente cartacei. “Gli italiani leggono poco, ed è dovere dello Stato incentivare, prima ancora della lettura, il possesso dei libri.” In più, le letture mensili avranno un numero definito di duecento pagine e saranno acquistabili anche nelle farmacie, come vere e proprie medicine per la mente. Dopo aver ascoltato il comunicato, Cormana, che fino a quel momento pareva assorto in pensieri suoi, a grandi passi ha raggiunto il tavolo dei relatori, con un balzo vi è salito sopra e, come gesto di protesta, calatosi i pantaloni ha defecato senza ritegno davanti ai loro sguardi allibiti, mugolando di piacere. Un gesto di protesta certo, ma vergognoso e che potrebbe dare il colpo di grazia alla casa editrice e alla sua unica fonte di reddito. Ecco perché Samantha, la sola che parrebbe preoccupata della sparizione di Pavese, si mette alla ricerca del capo, frugando dentro al suo computer personale. Solo due le tracce e entrambe alquanto labili: un possibile rifugio a Castelvecchio Tanaro, paese natale di Paul, e un misterioso inedito nascosto in una cartella protetta da password e dal titolo accattivante: La vita sociale delle sagome di cartone

Romanzo che ruota attorno al mondo dell’editoria e dei suoi figli, in un circolo vizioso che dipinge l’ansioso e ansiogeno mondo dei libri, con i suoi personaggi molto finti e poco veri, pieni di maschere e espressioni di facciata, complimenti e sorrisi posticci e un luccicare di copertine che non sempre garantiscono l’oro dentro. Ma se di solito i protagonisti sono gli scrittori – sempre una spanna sopra il mondo con le loro parole e i loro incantamenti – questa volta a condurre il gioco è una marketing manager preoccupata di perdere il posto, con una vita complicata e un matrimonio naufragato. Il suo viaggio alla ricerca del titolare, scrittore di talento ma lontano dai meccanismi dell’editoria, pare però poco convincente, molto più che fiction nella fiction. Scricchiolano i dialoghi, vacilla la trama che non convince e non appassiona mai. Il mondo dell’editoria non è sacro, perciò volerlo dissacrare non ha poi molto senso e in ogni caso il romanzo non raggiunge l’obbiettivo. Si parte con un gesto provocatorio estremo, che però resta lì, sospeso. Provate voi a defecare sulla scrivania del vostro capo (se ce la fate a farlo senza venire infilzati con un tagliacarte) e ditemi cosa vi succede poi. Qui è come se fosse una bomba a mano buttata a terra che però non crea il panico. L’idea provocatoria di obbligare tutti i cittadini ad acquistare duecento pagine al mese di letteratura è ciò che salva la storia di Samantha, ma si sarebbe potuta sviluppare meglio. Nessuno dei personaggi del romanzo, insomma, risulta di spessore, non si coglie un messaggio che duri. Forse sarà colpa del mare di altri romanzi che raccontano già troppo di scrittori, di libri, di stratagemmi e strategie editoriali, tanto che di un altro intervento non sentivamo la mancanza. Certo, si comprende bene quanto l’autore sia immerso nei meccanismi del mestiere e li conosca, ma ciò non basta a raccontare una storia se questa non è buona e il finale, parafrasando una battuta fantozziana adattata al mondo editoriale, non fa che chiudere la vicenda tristemente, così com’era cominciata.



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