La vita in un istante

La vita in un istante
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Aviva ha scelto, all’Università di Miami, un doppio indirizzo: letteratura spagnola e scienze politiche, dicendo ai suoi genitori di voler tentare la carriera politica e di voler conoscere quella lingua perché aveva notato che chiunque vincesse le elezioni parlava correntemente lo spagnolo. Aveva chiesto allora a suo padre Mike di darle una mano per andare come stagista presso Aaron Levin, candidato come membro del Congresso e quando suo padre l’aveva accontentata, la mamma Rachel la aveva definita nuovamente una “principessina ebrea americana” alla quale “la coroncina calza a pennello”. Qualche tempo dopo, proprio la mamma tenta di informarsi su questo nuovo lavoro, vedendo sua figlia dimagrita ma raggiante. Aviva sostiene che non si tratta di lavoro, visto che è una stagista che non viene pagata e, soprattutto, che non ha storie da raccontare per riempire le chiacchiere di sua madre con le amiche, anche perché lei lavora con lo staff elettorale, mentre il candidato è sempre a Washington. Ma giusto un po’ di insistenza e la ragazza ammette di essersi innamorata di Levin e di esserne diventata l’amante. Lei ha venti anni e il candidato potrebbe essere suo padre, un motivo più che buono perché la mamma le chieda di mollarlo. La ragazza acconsente, sembra convinta, ma non lo fa. Rachel allora chiede aiuto a sua madre, una tedesca ebrea scappata dall’Olocausto e l’anziana signora le suggerisce di dire tutto alla moglie di Aaron Levin, l’unica che può essere in grado di far “rinsavire” un uomo farfallone e per giunta pure candidato al Congresso, soprattutto per evitare uno scandalo. Monica Lewinsky docet! Ma è troppo tardi e scoppia anche l’Avivagate...

L’Italia (l’ha dimostrato più volte) non si è mai preoccupata della vita sessuale dei suoi politici, a differenza degli Stati Uniti dove uno scandalo può costare una carriera. In realtà troppo spesso ci siamo fermati a parlare dell’eccessivo “puritanesimo”, da questo punto di vista, targato USA, dove tutto è libero compreso il possesso di armi ma non hanno ancora “mandato giù il rospo” di un rapporto sessuale consumato tra adulti consenzienti, pur se in età molto diverse e in posizioni, anche economiche, molto differenti. Ma ad aumentare il suggerimento alla riflessione, in questo romanzo di Gabrielle Zevin, c’è Internet. La rete è un luogo virtuale dove tutto rimane per sempre, nonostante i tentativi di cancellazioni. E uno scandalo resta tale e non sparisce: anche dopo oltre dieci anni è possibile inserire un nome, ritrovare tutta la storia, le foto, i giudizi... E pensare che negli USA è anche facile cambiare totalmente e legalmente identità e ricostruirsi una nuova vita altrove! Ancora più avvilente è pensare che Internet sia come (se non peggio) la famosa “lettera scarlatta” (sì, quella del romanzo famosissimo di Nathaniel Hawthorne) da attaccarsi al petto a memoria perenne e soprattutto a vergogna perpetua. Eppure siamo nel Terzo Millennio, eppure Internet è proprio il simbolo della tecnologia e del progresso più impensabile anche solo cinquanta anni fa! Quindi questo “villaggio globale” nel quale viviamo, a ben guardare si rivela molto più “villaggio” che spazio terrestre supertecnologico, uno sparuto gruppo di case dove ci si fa sempre gli affari degli altri e più sono “succosi”, meglio è!



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