La vita in villa

La vita in villa

Qual era la differenza originaria tra “villa”, “domus” e “casa”, e cosa caratterizzava una villa, in epoca imperiale romana? Cosa ha significato, mille anni più tardi, nel Trecento, il ritorno alle “bucoliche dimore” e come s’è poi arricchito il concetto di “villa” nel Quattrocento? In cosa si differenziano le ville rinascimentali romane e quelle venete? Che significa che Palladio ha saputo fondere la tradizione dell’architettura rustica veneta col linguaggio dell’antichità classica? Cosa caratterizzava le “ville vesuviane” nel Settecento? Che significato aveva il giardino nelle ville settecentesche? E cos’era un “giardino all’italiana”, e quanta influenza ha avuto nella sua epoca? Quali erano le differenze tra “giardino alla francese” e “parco all’inglese”? Che ruolo giocavano le fontane nelle ville seicentesche e settecentesche? E quale spazio avevano gli animali nei giardini? Perché i pavoni erano così popolari, e quanta libertà avevano in quei contesti? E i cani, quanti ruoli diversi potevano giocare? Perché i “labirinti” erano protagonisti di certi giardini? Cosa succedeva nei vicoli ciechi? E quanta importanza avevano le torrette, al centro del labirinto? Perché si tendeva ad “andar col burchiello” tra Venezia e Padova e che spettacolo si poteva ammirare? Come era immaginata e vissuta la villeggiatura nel XVIII secolo? Quanto pesava la dimensione ludica, e quanto quella erotica? Cosa implica lo sviluppo della “villeggiatura borghese” nel Settecento, in parziale imitazione dello stile di vita elegante e dispendioso dell'aristocrazia? Che cos’era la “gallomania”, e perché era fondamentale essere periodicamente à la page? Cosa significa che la bellezza era soprattutto “artificio”, e quanto era importante la toeletta? Perché il bagno caldo era considerata una pratica medica? Perché le signore cambiavano abito più volte al giorno? Cos'erano le galanterie? Come si doveva usare il ventaglio? Che ruolo aveva il cicisbeo, e da chi veniva scelto? E cosa significava, per una dama, simulare uno svenimento? Esisteva una dimensione riservata al “sacro”, in queste ville? Qual era il protocollo? E soprattutto, qual era il ruolo della letteratura e delle letture condivise, in villa? E cosa si leggeva, preferibilmente? Che musica si ascoltava, e come e dove si ballava? Quali erano i giochi preferiti – e perché?

Prima di entrare nel merito dell’opera, due parole sull’artista. L’elusiva quarta di copertina Donzelli mi ha piuttosto stupito: va forse parzialmente trascritta, come esempio di biobibliografia trasandata e poco attendibile. La Torri (nata non si sa quando, non si sa dove) è “autrice e realizzatrice di numerosi studi e progetti” [quali?], nonché “collaboratrice di enti e organismi pubblici e privati” [quali?]; poi “ha pubblicato diversi saggi e monografie” [quali?]. Donzelli si degna, almeno, di riferirci che questi saggi erano “dedicati ai temi della storia e dell’arte nelle loro espressioni meno conosciute e nelle loro correlazioni con i fenomeni della contemporaneità”. Fumosissimo, ma è un indizio. A quel punto, sono andato a scartabellare il catalogo del servizio bibliotecario nazionale, Opac Sbn: là sono archiviati diversi, prestigiosi lavori di argomento ittita di un’altra [sto congetturando] Giulia Torri, sin dal 1999; si tratta di una professoressa dell’Università di Firenze. C’è poi una Giulia Torri autrice, per Polistampa, nel 2010, de I viaggi e le memorie di Emilio Rossetti, laureata in Conservazione dei Beni Culturali. Potremmo esserci, a occhio e croce. A questo punto, tre sono le ipotesi: o la Torri autrice di questo saggio è una stravagante esperta di questioni anatoliche che s’è divertita a deviare dalle sue pubblicazioni accademiche, badando a non dare troppo nell’occhio, oppure è l’imprevedibile autrice della biografia dell’ingegner Rossetti, geografo, oppure la bandella Donzelli lascia un po’ troppo all’immaginazione e onestamente non capisco perché. Non mi entusiasma scrivere di un libro quando mancano certe informazioni fondamentali sull’autore; devo dire, però, che la materia è così insolita, leziosa e affascinante, le reminiscenze così numerose e sofisticate e l’apparato iconografico così ricercato e, in senso stretto, improbabile, che ho fatto volentieri un’eccezione. La vita in villa. Svaghi, lussi e raffinatezze nell’Italia del Settecento è strutturato in due parti: “Il contesto”, molto sintetica, e “Le attività”, decisamente più robusta [40 pagine contro 220], puntinata da una torrenziale quantità di passi antologizzati che va da Parini a Voltaire, passando per Goldoni e Gasparo Gozzi e svariati minori. Concludono l’opera una buona nota bibliografica e un elenco delle (molte) illustrazioni. Siamo dalle parti di quei libri di storia che restituiscono uno spaccato antropologico e sociale di un periodo – nel genere, siamo a distanze siderali da capolavori o giù di lì come La vita quotidiana a Roma di Carcopino o La vita quotidiana a Ostia Antica di Carlo Pavolini, tuttavia è difficile non riconoscere a La vita in villa della misteriosa Torri una buona personalità, una sincera nostalgia per la “bellezza come pratica di vita”, autentica originalità nella difficile e immagino lunghissima ricerca, tenuta non soltanto per un numero davvero considerevole di documenti letterari, ma per “affreschi, tele, stampe e bozzetti”, spesso inediti, ospitati in “ville, musei, proprietà pubbliche e private”, indovinando clamorose corrispondenze tra scritti e immagini. Donzelli, coraggio: rispetta e valorizza i tuoi autori.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER