La voce delle cose perdute

La voce delle cose perdute
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Che strano effetto quel libro! L’ha lasciato quella donna dalla lunga treccia che a guardarla da dietro il vetro sembrava quasi la coda di una sirena. È la donna alla quale Lucy Lavender ha dato riparo in una notte fredda che più fredda non si può, quasi in grado di congelare anche i pensieri. L’aveva vista, appunto, da dietro i vetri, mentre combatteva contro il vento pur di crearsi un riparo davanti alla vetrina della pasticceria, quella stessa vetrina dalla quale ha aperto la porta per farla entrare, perché lì dentro c’era posto anche per tre e di certo si stava meglio che fuori, anche se Lucy indossava due cappotti e aveva avvolto il figlioletto Walter in parecchie coperte, pur di risparmiare un po’ sul riscaldamento, abbassandolo di qualche grado. D’altronde il suo negozio era stato aperto da poco e non aveva così tanta clientela, anzi, proprio quel giorno non si era visto nessuno! Pur se era proprio un negozio accattivante, con la sua insegna “The Lavenders” dal color cioccolato con, in caratteri dorati, l’aggiunta di “Piccola pasticceria”, pur se era la realizzazione di tutti i sogni di Lucy ed era venuto esattamente come anni prima lo descriveva al marito Walter senior (scomparso un giorno con il suo aereo e mai più ritrovato), pur se l’impegno profuso era totale, i clienti erano pochi ed era terribile l’eco dei propri passi solitari sul pavimento. Finché la donna invitata a ripararsi in casa, non lascia il suo libro. Di sicuro un libro magico, perché da quel giorno tutto cambia...

Se inizialmente è piacevole scoprire la storia del libro magico che è in grado di cambiare le sorti della pasticceria di Lucy Lavender, provvedendo a migliorare anche la vita di molti dei frequentatori del luogo, poi è con molta difficoltà che se ne segue la sparizione e la totale disgregazione delle pagine. Soprattutto diventano angoscianti tutti gli sforzi compiuti dal piccolo Walter per ritrovarlo, anzi per ritrovare tutte le pagine sparse, perché se ne vanno, una ad una, in luoghi totalmente diversi, quindi rimetterle insieme e una volta ricomposto il libro, ricominciare da capo per l’ennesimo guaio, incontrando personaggi improbabili in situazioni impossibili. Così si vive ogni recupero con l’angoscia di non fare in tempo, dandola vinta al poco simpatico proprietario dell’immobile dove il negozio di pasticceria che rappresenta il luogo intorno al quale ruota la vita dell’intera famiglia, cane compreso, è ubicato. Ma in tutta questa assurdità del libro che fa andare bene le cose solo quando si trova all’interno del negozio, c’è da aggiungere la capacità altrettanto magica del ragazzino che riesce, attraverso pochi indizi, a ritrovare gli oggetti (non solo il libro, ma molti altri perduti da tanti e pubblicati in annunci di sparizione), proprio lui che ha così tante difficoltà ad esprimersi, perché le frasi che si compongono correttamente nella sua mente non riescono poi ad uscire così correttamente, ma a volte danno vita a un groviglio scomposto di sillabe, soprattutto quando è agitato.



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