La voce dentro

La voce dentro
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Inizia tutto con un documento di lavoro infarcito di insulti e lasciato in bella vista sulla scrivania del capo. Poi un misterioso picchiettio in casa, come di artigli su un pavimento di legno, impossibile da spiegare e individuare. Poi un litigio furioso la sera di San Valentino, e quella stessa notte un sogno sensuale e misterioso: un mare rosso, una spiaggia cremisi, una donna nuda dai capelli neri arruffati e sporchi e dai denti aguzzi, un abbraccio carnale, un nome scritto sulla sabbia, Naama. Amanda fa l'architetto in un piccolo studio di New Orleans, il marito Ed lavora nell'ufficio finanziario di una grande industria di abbigliamento. I due vivono da qualche anno in un elegante loft in un palazzo semi-abbandonato. Lui è un uomo affidabile, maniaco dell'ordine, senza sorprese, avaro di passione. Lei una donna sensibile e un po' fragile, ex schiava dell'alcol e del fumo. Ed non è solo il suo uomo: è la sua roccia, la sua sicurezza, la sua oasi di calma. Ma ora un vento sempre più minaccioso sembra voler distruggere quell'oasi: Amanda comincia ad avvertire sintomi sempre più strani, diventa aggressiva, ruba piccoli oggetti nei negozi, flirta con sconosciuti muscolosi e tatuati nei bar, ricomincia a fumare e a bere. Le capita tra le mani un libro intitolato “La possessione demoniaca nel passato e nel presente”, che contiene una sorta di test per capire se si è posseduti da un demone: la prima volta Amanda totalizza 4 punti su 10, ma ogni giorno che passa il suo punteggio aumenta. E' davvero posseduta dalla misteriosa creatura che si fa chiamare Naama, la leggendaria seconda moglie di Adamo, o la sua è solo una patologia neurologica, magari la spia di un matrimonio che va in pezzi?
L'horror psicanalitico dell'esordiente Sara Gran è una vera rivelazione, dinamite pura gettata nello stagno della narrativa di genere, crossover sapiente capace di prendere il meglio da occultismo e romance, una sorta di L'esorcista virato chick-lit che è sinceramente difficile mollare prima dell'ultima pagina. Il senso di opprimente morbosità che domina la discesa agli inferi di una donna in carriera stringe alla gola come una nube tossica: sogni densi di simboli arcani, una periferia desolata senza negozi battuta da passanti isolati e cani randagi arrazzati, la rabbia tra coniugi che monta inspiegabile e cupa. Siamo di fronte a una metafora nemmeno tanto velata della crisi di un rapporto sentimentale e sessuale? Oppure di fronte all'irruzione di un orrore antico e soprannaturale nella quotidianità borghese? Il dubbio ci accompagna fino all'ultima pagina e anche oltre, in un'esplorazione della psiche femminile che si rivela il viaggio più incredibile – e ricco di incognite - di tutti.

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