La voce melodiosa

La voce melodiosa
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Il piccolo Espardenya nasce  in circostanze misteriose nella sua casa di Barcellona il 25 gennaio del 1938. Siamo nel periodo post guerra civile, la città porta le cicatrici dolorose dei tanti morti, della fame, ma quella notte lontana è rischiarata da un fenomeno luminoso particolare: l'aurora boreale, forse un presagio. Il bambino ha un aspetto orribile, ha la faccia simile ad uno scorfano, labbra sporgenti, mani magre e scure. Viene battezzato in gran segreto lontano da sguardi indiscreti e rimane orfano a soli due mesi. Sua madre muore senza rendersene conto, pronunciando solo parole in greco: il nome del padre del bambino rimane un segreto.  Il signor Malagelata è il nonno di Espardenya: è distrutto dal dolore per la perdita della figlia, dà disposizione alla governante Dolores di far sparire tutti gli specchi dalla casa, il bambino non avrebbe dovuto sapere che aspetto aveva, sarebbe cresciuto a riparo dalla bruttezza del mondo, dalla violenza dalla crudeltà. Dolores da quel giorno fu chiamata Letìcia e  fu a tutti gli effetti per Espardenya una madre, la persona di riferimento  almeno fino a sei anni. A quell'età infatti iniziò la sua istruzione: il nonno spese veri e propri capitali per ospitare nella grande casa di via della Gracia esperti nelle varie discipline, e astronomi, poeti, musicisti, si alternarono contribuendo a renderlo sempre più colto. Difeso dalla vita imparò che il dolore era il contrario del piacere, conobbe la poesia, la letteratura. Ma arrivò anche il desiderio di uscire, di andare all'università,  di lavorare, così Espardenya comunicò al nonno il suo intento. L'uomo seppur contrariato acconsentì, prese uno specchio e glielo porse invitandolo a guardarsi, ma il giovane, stupendolo, già sapeva come era fatto il suo viso...
Un bellissimo romanzo, una perla rara, una storia straordinaria scritta con grazia con un protagonista destinato a rimanere infisso nell'immaginario del lettore. Espardenya con il suo modo di affrontare le situazioni e lo sguardo attento sulla realtà affonda le sue radici nei grandi personaggi letterari come il Candido di Voltaire, il Giobbe della Bibbia, il principe Myskin di Dostoevskij, fondendosi in una personalità nuova e complessa. Un libro bello e non solo un bel libro, tenuto purtroppo lontano dai lettori da una copertina poco accattivante (la visibilità oggi è più che mai necessaria nel mare magnum dei titoli, degli autori, delle case editrici) e da un titolo, per quanto adatto, che lascia il tempo che trova. Si rischia infatti (almeno in Italia) di non scegliere questo romanzo e di non avere così la possibilità di conoscere questa scrittrice, scomparsa nel 1991 e  tradotta in diverse lingue. Mentre invece Monserrat Roig merita ampiamente di essere letta.

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