La zattera di pietra

La zattera di pietra
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Sui Pirenei Orientali c’è un piccolo villaggio, Cerbère. Lì, dopo che Joana Carda ha segnato il suolo con un bastone di olmo nero, tutti i cani si son messi a latrare. Un fatto strano che richiama alla mente una sorta di profezia. I cani lì tacevano da tempo immemorabile e si diceva che quando avessero ripreso ad abbaiare qualcosa di grosso sarebbe successo: tutto l’universo sarebbe stato sul punto di estinguersi. E forse l’estinzione sta per partire proprio da quella spaccatura profonda che inizia ad aprirsi nel terreno e che piano piano si fa più larga, fino a dividere, tra la Spagna e la Francia, la penisola iberica dal resto dell’Europa. La penisola, trasformatasi in ciclopica zattera di pietra, inizia a solcare i mari, girovagando, apparentemente senza meta, per tutto l’Oceano Atlantico, che sia Africa o America la sua destinazione non è dato sapere. La gente stupita, a volte spaventata, continua a fare le sue solite cose, come se nulla sia accaduto, con un occhio alla tv che aggiorna costantemente sulla zatterona vagante. Hispania diventa una nuova identità geografica; alterando lo status quo geopolitico rintuzza gli intrecci diplomatici dei potenti della terra mentre l’Europa, madre dolorosa, ne piange il distacco. Nel fuggi fuggi generale dei primi momenti, intanto, si verificano alcuni prodigi inspiegabili: c’è chi riesce a lanciare in mare una pietra troppo grossa per le proprie esigue forze ed a farla addirittura rimbalzare sul pelo dell’acqua; c’è chi è perennemente seguito da uno stormo di storni; chi, qualche tempo prima che la terra si spaccasse, sentiva già tremori presaghi e chi, disfacendo un calzino, si ritrova con un gomitolo infinito. Sono persone comuni, toccate da fatti mirabolanti che li terranno avvinti come un filo stretto intorno alle loro vite. I destini di ognuno si intrecciano e, forse, si intrecciano anche a quelli di Hispania, mentre i prodigi di cui i personaggi della storia sono protagonisti non passano inosservati. I mezzi di comunicazione ne danno notizia, le autorità li cercano, mentre loro fuggono, si cercano e si trovano, formando un gruppo assieme ad un cane…
Hispania alla deriva non è altro che una bellissima metafora per descrivere la natura periferica, nell’Europa che cresce, della Spagna e del Portogallo; la loro difficoltà nell’incastonarsi all’interno del processo integrativo al quale Saramago contrappone la fantastica seconda via di un mondo nuovo che accorpi, finalmente, i due paesi della  penisola, in quella che è effettivamente la sua identità culturale comune. Il peregrinare dei protagonisti, poi, non è che la descrizione del percorso umano fino alla realizzazione dei propri obiettivi attraverso l’amore, l’amicizia ed il loro ciclico nascere e morire. La prosa è quella tipica di Saramago, scarna di punteggiatura, i dialoghi “sciolti” nel corpo del narrato e con macro-digressioni che impongono al lettore un estenuante sforzo supplementare di attenzione. La poesia, anzi la poeticità, si annida dietro ogni parola, dietro ogni piccola metafora, e rende delicato, sopportabile quello che alla fine è un dramma: il distacco, il senso di isolamento, la deriva. Questa zatterona che arranca sul mare è un gigantesco contenitore di magia, quotidianità, ecologia, storia e politica che Saramago fa andare in giro senza approdo, per ribadire ancora una volta l’imprinting della sua scrittura: la realtà si racconta attraverso la fantasia.Forse è uno dei romanzi più difficili di Saramago, ma la fatica è ampiamente ripagata se ci si rende consapevoli del fatto che, se si riesce a scardinare l’ostrica avara di punti e virgole, iperbolica, straniante, si arriverà dritti al cuore che custodisce una perla di rara bellezza.

0
 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER