L'amante di Fidel Castro

L'amante di Fidel Castro
È una voce anziana quella che ci parla da Madrid durante l’estate del 1998. Non conosciamo il suo nome ma sappiamo molto del suo passato: una storia che si apre, come un diario, per raccontarci gli anni più intensi di Cuba, segnati dall’ascesa del Comandante Fidel Castro. È il 1950 e lei - figlia delle borghesia benestante dell’isola, con una madre di origini francesi e un padre tra le file aristocratiche della ricca nobiltà terriera - trascorre le proprie giornate in compagnia di Dolores, un’amica di qualche anno più grande, figlia dei domestici che si occupano della tenuta di famiglia e forse per questo con un punto di vista diametralmente opposto al suo. Dolores, umile e semplice, espone spesso le proprie teorie all’amica: i ragazzi, ad esempio, non sono altro che mascalzoni, pronti a fare di tutto per rubare la verginità ad una quindicenne, per poi prendere in moglie una ragazza pura. La classe aristocratica, invece, è fatta da persone detestabili, pronte ad appoggiare la rivolta contro il potere di Batista dimenticandosi da dove derivano molte delle proprie ricchezze. È così, con impeto, che Dolores si schiera a favore della rivoluzione cubana ed entra nella “cellula” coinvolgendo anche l’amica. Tra le file dei rivoluzionari le due ragazze passano in fretta dalla consegna dei volantini a quella dell’esplosivo, sinché passioni e idealismo non le spingono a fuggire di casa per unirsi ai barbudos barricati nel villaggio di La Plata, sulle montagne della Sierra Maestra. Ed è proprio lì che incontrano il carismatico leader Fidel Castro…
Con questo libro Eduardo Manet ripercorre la storia recente di Cuba, un percorso che obbligatoriamente non può che includere la figura eternamente presente, da più di mezzo secolo ad oggi, di Fidel Castro. Il testo è diviso in due parti - sempre accompagnate da una voce narrante di cui non sapremo mai il nome - e se nella prima metà a prevalere sono gli elementi di carattere sentimentale, con tematiche legate all’infanzia, alla famiglia e ad una ribellione molto adolescenziale e poco ragionata, nella seconda parte del libro prevalgono l’analisi e la critica, come se l’età biografica della protagonista coincidesse con l’età delle pagine e, al tempo stesso, con la storia della rivoluzione cubana. Leggiamo quindi di un amore ardente e ribelle, un fuoco di passioni e rivolte e poi, ecco che tutto si spegne e anche Castro mostra i suoi limiti, perde il suo carisma, si sgonfia insieme all’immagine di Cuba. Tutto invecchia, insomma. Quasi inutile segnalare i parallelismi tra la protagonista femminile del romanzo e l’autore, esule cubano stabilitosi in Francia dagli anni settanta per divergenze con il governo di Fidel. Il libro purtroppo mostra numerosi limiti e di certo non brilla per originalità, soprattutto se confrontato con un testo come Cuba libre della giornalista cubana Yoani Sánchez. Certo si potrà obiettare che gli intenti e la storia raccontata da Eduardo Manet sono differenti, rimane però uno stile fortemente episodico, diaristico, a tratti epistolare, che poco si adatta ad una narrazione così lunga, sia in termini di pagine - tocchiamo quota 400 - sia in termini cronologici. Quarant’anni di storia serviti in pillole di tre facciate per volta alla lunga stancano e fanno sembrare il meccanismo ripetitivo, quasi sfiancante.

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