L'America è fottuta

L'America è fottuta
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"Fanno bene a essere incazzati, tutti quelli che non sono riusciti a fabbricarsi la mia stessa attitudine di vita. Ma non è colpa mia. Perché io regno solo su me stesso e cavalco invasato l'indicibile, l'inconfessabile. Il mondo attorno a me può pure cadere in rovina". Un uomo, una donna. Manager, dirigenti, industriali forse. Comunque persone influenti, importanti, inserite nei gangli di questo mondo decadente e impazzito. Entrambi giocano a destabilizzare il loro ambiente con discorsi dinamitardi, sessualità incontenibili, violenze raffinate. Un'opera di sabotaggio sistematico che i due portano avanti con dedizione, come schegge impazzite (o rinsavite), dal di dentro...
Max Adler, dopo la parentesi meditativa di Chi non si perde è perduto, alza il livello dello scontro e diventa feroce, aggressivo, più iconoclasta che mai. I temi portanti del discorso adleriano ne L'America è fottuta tornano tutti: l'ecologismo militante, l'astrosocialismo, la critica radicale al sistema capitalistico, alla cultura dominante e alle sue architravi massmediologiche. La novità è l'esplorazione della sessualità come forma di lotta: esemplare in tal senso il ricorso continuo, quasi esclusivo dei personaggi al sesso anale e orale, qui inteso credo in senso gnostico (e quello della Gnosi è infatti un lungo filo rosso che si dipana più o meno esplicitamente attraverso l'intera opera di Adler), come ribellione alla naturalità, come negazione anche solo della possibilità della riproduzione, come misura profilattica, risorsa estrema per impedire il perpetuarsi di un mondo sbagliato. Per chi non ha mai letto nulla di Max Adler, l'occasione per rimanere avvinto dalla vulcanica energia di questo scrittore veramente fuori dal coro. Per chi come me lo segue da anni con estrema attenzione, una saporosa conferma.

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