L'amore del bandito

L'amore del bandito

2004. Presso l’Istituto di Medicina legale dell’Università di Padova si verifica un furto. Una grandissima quantità di stupefacenti che si trova nei laboratori per accertamenti viene rubata. I ladri sono in possesso di regolari pass e conoscono i codici dell’allarme. Chi e cosa si cela dietro quel furto lo si può scoprire seguendo gli spostamenti nervosi di un uomo elegante e dall’accento straniero, che vuole incaricare del caso l’investigatore privato Marco Buratti detto l’Alligatore. È chiaro come la nebbia del nordest che l’azzimato straniero non arriva certo dalle fila della polizia. Perché la mafia serba è così interessata alla sparizione degli stupefacenti? L’Alligatore e i suoi amici, Max la Memoria e Beniamino Rossini, non intendono però occuparsi del caso. Lo straniero allora si fa insistente, fino a bruciare la macchina dell’Alligatore, la sua amatissima Felicia. Le cose precipitano e, nel corso di un appuntamento notturno, Rossini finisce con l’uccidere lo straniero. Il rapimento di Sylvie, la donna di Rossini, è sicuramente da imputarsi a quell’omicidio. Comincia così una febbrile ricerca che, oltre a portare alla liberazione della donna, servirà a dipanare un groviglio intricatissimo che coinvolge escort di lusso, poliziotti corrotti, mafia dell’est e criminali kosovari…

Il bello della cosiddetta letteratura d’inchiesta, genere di cui Carlotto è maestro indiscusso, è che certi romanzi, oltre a rapirti e coinvolgerti per la destrezza con cui viene costruita e narrata la trama, sono capaci di fare quello che il giornalismo non fa più: indagare la realtà, andare a fondo di un fatto di cronaca (il furto al centro del plot è realmente accaduto) e (far) scoprire tutti i possibili collegamenti fra un “semplice” reato e i meccanismi occulti e nascosti del potere, le connivenze, la differenza sempre più labile fra chi è onesto e chi no, fra chi rimesta nel torbido per cercare di far ordine e chi, nel torbido, trova la dimensione più adatta per prosperare ed arricchirsi. Dopo sei romanzi con l’Alligatore per protagonista e un buon numero di anni in cui Carlotto si è dedicato ad altri libri, L’amore del bandito ci riporta questo straordinario antieroe, bevitore di calvados e appassionato di blues e, soprattutto, con lui Carlotto torna a tratteggiarci un ritratto perfetto e spietato del nordest, come nessuna trasmissione di approfondimento giornalistico riuscirebbe a fare. Una terra di frontiera e di conquista, le cui strade sono percorse dalle ronde padane alla ricerca ossessiva degli “stranieri”, quelli senza permesso di soggiorno che lavorano in nero nelle fabbriche e accudiscono gli anziani. Un’umanità vessata e umiliata, ben differente dagli altri e “intoccabili” stranieri, quelli delle organizzazioni mafiose, un vero e proprio cartello, costituito da russi, turchi, rumeni, bulgari che controllano, elargendo mazzette a chi di dovere, la gran parte della merce illegale che, quotidianamente, entra ed esce dall’Italia, passando per i confini del nostro nordest. Attenzione però: l’aspetto investigativo e di denuncia del romanzo non deve portarvi a credere che in questa storia non ci sia spazio per le emozioni, l’amore e passioni dolorose. Ma è proprio dalla combinazione di tutti questi elementi che, in fondo, ha origine la grande letteratura.



 

 

 

 
 
 
 

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