L'amore e gli stracci del tempo

L'amore e gli stracci del tempo
Zlatan e Ajkuna non ricordano il momento esatto in cui è nato il loro amore. Si conoscono da sempre, da quando i genitori di lui hanno attraversato le Montagne Maledette per portale lei e sua madre a Priština, vicino al carcere dov’era stato ingiustamente chiuso per dieci anni suo padre Besor. Due famiglie - una serba l’altra kosovara - unite da passioni e ideali comuni, da una grande amicizia che va al di là di ogni tipo di pregiudizio. Anche quando, soprattutto, il resto degli abitanti del loro paese decide di scatenare un conflitto sulla base di un orgoglio nazionalista che li rende sempre più ciechi e pronti a rinnegare tutti coloro che fino ad un momento prima erano fratelli. Nel 1999 un serbo non può essere amico di un schipetaro. E nella notte di Capodanno 1999, Zlatan è costretto ad allontanarsi dal’unica donna che abbia mai amato per servire la propria patria, che ormai appare lontana anni luce da quella in cui aveva imparato a crescere. Gettato controvoglia e a forza in una guerra dalla quale vuole uscire vivo per mantenere la promessa fatta a Ajkuna: rivedersi non importa dove, non importa quando...
Questo non è solo un romanzo di guerra e di passione, ma principalmente un romanzo di viaggi: della disperazione (perchè in tempo di guerra la speranza non è sempre disponibile), di amore. Viaggi che vengono fatti per allontanarsi da una situazione terribile e altri che portano verso una soluzione solo all’apparenza migliore. Fortunatamente, Anilda Ibrahimi non sembra seguire mere logiche di mercato editoriale, ma soltanto quelle dei sentimenti, narrati con un’immediatezza e una naturalezza che consentono il coinvolgimento emotivo anche del meno empatico dei lettori. Le vicende dei diversi personaggi, che, occorre specificare, sono ben delineati, si mischiano a quelle dei Balcani riportate dall’interno, quasi dalle viscere di questa zona “maltrattata” dell’Europa, e senza giudizi o opinioni purchessia.  Un’ulteriore prova della grande forza espressiva della Ibrahimi, che già con il suo primo romanzo Rosso come una sposa aveva dimostrato la sua capacità di utilizzare al meglio gli strumenti letterari in suo possesso, facendo, quindi anche stavolta, un regalo (riuscito e gradito) alla lingua italiana.

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