L'Anarchico e il Diavolo fanno cabaret

L'Anarchico e il Diavolo fanno cabaret
Per una band canadese organizzare un tour europeo autoprodotto, rigorosamente senza sponsor e con l'unico scopo di rientrare delle spese e diffondere la propria musica non è affatto facile. E non è nemmeno divertente. La prima volta, forse. Ma dopo dieci anni di furgoni affittati stipati all'inverosimile e puzzolenti di vomito e sudore, strettissima convivenza forzata e notti passate a bere e fumare dopo il concerto sia il fegato che l'entusiasmo sono kaputt. Eppure ancora una volta i Rhythm Activism si organizzano, spediscono decine di fax e centinaia di e-mail, svuotano le tasche, prendono l'aereo da Montréal e sbarcano in Europa, per la precisione in Olanda, prima tappa Amsterdam. Il violinista e cantante Norman, il chitarrista Kangaroo, il bassista Shack, il batterista e saxofonista Elvas (e la ragazza del merchandising Martine, che ha un ruolo vitale dato che la vendita di cd e magliette durante gli show è l'unico mezzo di sostentamento del gruppo) suonano in modo molto teatrale una bizzarra mistura di noise, musica popolare, country e orchestrale che qualcuno ha definito in modo azzeccato agit-prop cabaret. Sapendo del tour europeo, il padre di Norman gli ha chiesto di provare a rintracciare lo zio Harry, la mina vagante della famiglia, che dopo esser stato catturato dai nazisti durante la Seconda Guerra mondiale, essere evaso ed entrato nella Resistenza, aveva girato mezza Europa e aveva sposato una ballerina in Cecoslovacchia. L'ultima sua lettera è del 1990, e l'ha spedita dall'Italia, ma l'indirizzo che ha sempre lasciato come suo recapito è quello di un vecchio negozio di giocattoli di Tábor, in Boemia. Il viaggio di Norman e della sua band non è solo un viaggio turbinoso e senza fiato - 40 concerti in 45 giorni! - nell'ambiente musicale underground del Vecchio Continente, ma anche un viaggio tra le storie e le visioni degli emarginati di Olanda, Belgio, Francia, Svizzera, Austria, Germania, Ungheria, Repubblica Ceca, Italia...
Scritto tra un soundcheck e l'altro raccogliendo le testimonianze di ragazzini di strada, barboni e prostitute che Norman Nawrocki ha trasformato in spunti per i racconti surreali, drammatici e inquietanti che fanno da contrappunto al diario del musicista e alle lettere del suo zio perduto, L'Anarchico e il Diavolo fanno cabaret (grande titolo!) è uno strano libro. Finzione e realtà si alternano senza soluzione di continuità e più che la sua natura di prezioso documento dell'ultimo tour europeo dei Rhythm Activism (il collettivo musicale anarchico underground canadese non ha suonato dal vivo tra 1998 e 2007) emergono quella di saga familiare (il subplot della ricerca dello zio Harry fa tornare alla mente i grandi romanzi europei sull'Olocausto) e quella di antologia di racconti - davvero notevoli alcuni. Nawrocki fa con le parole quello che fa con il violino: in entrambi i casi è un bel sentire.

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