Land’s End

Land’s End

C’era una volta una ragazza indiana chiamata Wicapi Wakan, piccola ma già responsabile del proprio fratellino, la sua unica, vera famiglia. A lei basta quello mentre un gruppo di tizi decisamente poco raccomandabili, gente che lavora da quelle parti e che per farsi coraggio ha sempre bisogno di bombardarsi d’ alcol e altro, ha decisamente bisogno d’altro. Una sera, forti della propria ebbrezza, decidono di dare sfogo a tutti gli istinti più bassi che possono attraversare la mente umana, violentando brutalmente la giovane indiana e massacrando il suo fratellino. Come in trance, i tipi non si accorgono che Wikapi è ancora viva e, per sua fortuna, la lasciano lì, dandola per morta. La ragazza vaga in stato di shock per un po’, cercando aiuto, ma i segni delle violenze sono una zavorra insopportabile. Cammina qua e là, fermando la propria corsa contro un treno che le trancerà di netto entrambe le gambe, tramutandola in un mostruoso essere assetato di vendetta. Questa è l’idea di base per un film horror di serie B che sta per essere girato e che si preannuncia come un modo per fare quattro soldi in barba ai soliti critici …

Scritto a quattro mani da Danilo Arona, icona dell’ horror e del fantastico made in Italy, e Sabina Guidotti, sceneggiatrice, scrittrice ed editor particolarmente attiva in ambito teatrale, questo Land’s End si configura come ideale crocevia per una buona fetta della produzione letteraria dello scrittore e giornalista già autore de L’estate di Montebuio. Sebbene non sia necessario conoscere a menadito la produzione di Arona per poterne apprezzare la sua ultima e riuscita fatica, il lettore affezionato può trarre senz’altro giovamento e piacere dal rivedere qui alcuni personaggi già raccontati come lo scrittore Morgan Perdinka e l’agente letteraria Cassandra Marsalis, oppure i folli proiezionisti assassini del cinema itinerante The Magic Room of Lumiere Brothers. Questi e altri personaggi sono coinvolti in un’avventura ad alto tasso di distruzione e soprannaturale sempre giocata su quel filo sottile e a volte ingestibile fra realtà e finzione dove tra una sanguinosa leggenda indiana, il set di un film horror di serie B e una coppia sui generis che scruta presagi oscuri di fine del mondo, la prosa aggressiva e iper-citazionista della coppia A&G non fatica a cogliere nel segno. Se mi passate l’azzardato volo pindarico musical-cinematografico, direi che Arona e Guidotti stanno a questo libro come Quentin Tarantino sta al cinema e Glenn Danzig sta alla musica rock (quantomeno nei suoi primi quattro album): un mix di generi, citazioni e suggestioni da cui viene fuori un prodotto altamente originale e coinvolgente pur nel suo essere smaccatamente e impunemente derivativo. Già mi sembra di sentire i soliti rompiscatole che gridano al plagio ma, detto tra noi, penso che trascurino l’aspetto della passione viscerale per una o più cose e il desiderio di volerle omaggiare e rielaborare con la propria qualità e con gli occhi, inarrivabili, dell’estimatore sfegatato. E qui si intravedono tantissime passioni, soprattutto cinematografiche e letterarie che vanno da David Lynch a John Carpenter, da Alfred Hitchcock a Kevin Billington, passando per Daphne Du Maurier e Bram Stoker, Henry James e Ray Bradbury.



 

 

 

 
 
 
 

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