L'anima dei mostri

L'anima dei mostri
Inghilterra, 1718. Quando il figlio di Josiah Campling, un ricco mercante di Newcastle, le mette gli occhi addosso, la giovane Eliza – sangue caldo e spirito pratico – non ci mette molto a capire che quella è l’occasione della sua vita: a saper sfruttare la fregola di quel damerino potrebbe ritrovarsi ricca e felice, inquilina di un palazzo lontano anni luce dal misero cottage della madre, una levatrice in odore di stregoneria. Ma nell’idilliaco romanzo scritto dalla ragazza con l’inchiostro della speranza e dell’ambizione non è certo previsto il voltafaccia dell’amante una volta scopertala incinta. Per lei non c’è che una soluzione: partire, in fretta e furia, per arginare il disonore. E così eccola approdare a Londra, intabarrata nell’ansia e nella paura, nel ventre un piccolo verme che mangia e cresce, implacabile – un alieno per il quale Eliza nutre un risentimento sordo, testardo, e di cui non vede l’ora di sbarazzarsi. Scura e mefitica è la grande città, e ancor più tetra è la via in cui abiterà, cameriera di Grayson Black, uno speziale che, suppone la ragazza, dovrà liberarle il corpo dall’ospite indesiderato. Ma il signor Black – viso sfigurato e prometeiche ambizioni – non è affatto un liberatore. Sua intenzione è, infatti, fare di Eliza la cavia dei suoi deliranti esperimenti, la dimostrazione vivente di come le passioni delle madri si imprimano catastroficamente nelle carni dei loro feti…
Cupa, cenciosa, violenta, fetida come il corpo di un ammalato terminale: è questa la Londra dipinta con ammirevole abilità da Clare Clark, scrittrice indiscutibilmente a suo agio nel romanzo storico, capace di trasformare l’abbondante bibliografia di studi sul periodo in un fluido susseguirsi di immagini, voci, odori: un affresco affascinante e potente che schiva completamente l’effetto “lezione accademica” e la pedanteria, fondendosi con il plot senza rivelare suture e rammendi. E se già questo fuligginoso inferno metropolitano mette i brividi, figurarsi la goticissima casa di Grayson Black (un dottor Moreau con la parrucca e il viso deturpato), così piena di ombre e scricchiolii, intrisa di paura e ossessioni, satura di terrori notturni come una segreta. Impossibile non lasciarsi contagiare dai batticuori di Eliza, non palpitare ad ogni pagina voltata come se aprissimo una porta, piano piano, con l’angoscia di trovarci di fronte, ogni volta, a un orrore senza nome. Un romanzo teso, palpitante, che per di più può contare su una scrittura di alta qualità, attraversata da sinestesie e similitudini che l’impreziosiscono con barbagli di pietre preziose. Affascinante.

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