L'anima meccanica

L'anima meccanica
Leonardo Sinisgalli, un ingegnere animato da una profonda passione per la poesia, insieme con Giuseppe Eugenio Luraghi, dirigente della Finmeccanica, nella prima metà degli anni Cinquanta del secolo scorso, diedero vita alla rivista “Civiltà delle Macchine”. L’obiettivo dichiarato di entrambi i fondatori era quello di rendere possibile l’incontro tra due universi apparentemente inconciliabili: la sfera umanistica e quella della ricerca scientifica. Erano quelli gli anni ruggenti della ricostruzione industriale, dell’affermazione delle ragioni del progresso, dell’utile e del profitto economico. Un nuovo scenario prendeva il sopravvento sul paesaggio agricolo e sulle consuetudini della vita sociale. Un’intera generazione di poeti, pittori e scrittori veniva colta in contropiede: il loro punto di osservazione, trasognato e stupefatto, tardava ad uniformare i linguaggi dell’espressione figurativa e della letteratura alla nuova realtà. Molti di essi, spaesati e insicuri, non nascondevano riprovazione, timore e angoscia. Ma raccolsero, tuttavia, l’opportunità di varcare i cancelli di fonderie, industrie e officine per osservare macchinari e operai direttamente nel loro ambiente di lavoro. I loro resoconti, in forma letteraria, delineavano sulle pagine della rivista una approfondita analisi del nuovo fenomeno economico e sociale…
Ci sono libri per i quali è consigliabile allontanarsi dalle consuete modalità di lettura. E’ precisamente il caso di questa raccolta di articoli, redatti dal 1953 al 1957 per conto della rivista “Civiltà delle Macchine”. Ne sono autori alcuni tra gli scrittori e i poeti più prestigiosi di quegli anni: da Giorgio Caproni a Franco Fortini, da Carlo Emilio Gadda ad Alfonso Gatto, da Emilio Tadini a Giovanni Arpino, da Geno Pampaloni a Michele Prisco. La rivista, che ebbe la funzione meritevole di sollecitarne e favorirne gli scritti, riuscì nell’intento dichiarato di sciogliere la mai sopita antinomia tra cultura umanistica e scientifica, dando prova di come gli incroci tra vita e letteratura siano sempre obliqui, reversibili, strambi e persino imprevedibili. Una scelta di questi scritti vengono ora riproposti da Giuseppe Lupo e Gianni Lacorazza in questo libro, meritoriamente pubblicato da Avagliano Editore. In essi ogni autore coglie aspetti e annota impressioni e testimonianze tra le più intense e appassionanti per qualità intellettuale, intelligenza e respiro di umanità, trascritte con un uso sapiente del linguaggio poetico e letterario che sembra alimentarsi perfino delle tante comprensibili perplessità.

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