L'anno dell'inondazione

L'anno dell'inondazione
Futuro remoto. La East Coast degli Stati Uniti è ormai scarsamente popolata: nelle città semidiroccate vivono poche migliaia di persone, affiancate da onnipresenti ed efficientissimi biorobot. Tutti gli altri sono migrati verso occidente decenni e decenni fa, persino la capitale è stata spostata a Denver nel 2048. I vincoli familiari non esistono più: si vive tutti soli, praticando il sesso a distanza attraverso la mediazione di una apposita macchina, lo Stimulator. Il contatto fisico e persino la gravidanza sono considerati abomini, oscenità: il 99,9% della popolazione è nato in provetta e solo gli 'esclusi' – i reietti della società, di solito espulsi dalle città per qualche crimine, che vivono come selvaggi – continuano ad accoppiarsi e partorire. Il Freedom Act del 2031 ha sancito il diritto di ogni cittadino alla longevità libera dal dolore, e infatti la vita si è enormemente allungata, e grazie ad appositi apparecchi detti juvenor la gente rigenera continuamente il proprio corpo dimostrando infinitamente meno dell'età che ha: anche in questo caso, il discorso non vale per gli esclusi, che vivono e muoiono come nell'antichità. Solo una cosa accomuna questi paria ai cittadini normali: entrambi vivono decine e decine di metri sotto il livello del mare all'ombra della Barriera, una gigantesca muraglia costruita ai tempi dello scioglimento dei ghiacciai che tiene fuori l'Oceano Atlantico che altrimenti travolgerebbe con immane potenza tutti i territori costieri orientali. William G. Fowke (il suo nome è stato scelto a caso da un software, la G non significa nulla) è appunto l'ingegnere responsabile per la manutenzione e la sicurezza del tratto di Barriera presso il Baltimore Canyon, e da qualche tempo ha notato con orrore segni di infiltrazioni saline tra il km 44 e il 56: questo significa che nella Barriera potrebbe aprirsi una breccia, scatenando una apocalittica reazione a catena...
Ecologismo militante, umanesimo dolente. Ecco le architravi del romanzo di David Ely, pseudonimo di David Eli Lilienthal jr., giornalista e scrittore classe 1927 da sempre impegnato sul fronte dei diritti umani. Il tema dei mutamenti climatici – di sinistra attualità, peraltro – viene affrontato con lucidità (il romanzo è del 1992), non limitandosi a un catastrofismo fine a se stesso ma concentrando la propria visione critica sulla tendenza dell'uomo moderno a imporre alla natura la sua cieca grandeur sconvolgendo equilibri vecchi di milioni di anni e stuzzicando forze che possono annientarlo. Il tema della disumanizzazione della società – tradizionalmente caro a tutta la science fiction post-apocalittica – è affrontato con una certa originalità e man mano che il plot avanza assume tratti sempre più angoscianti e inquietanti. Lo stile è asciutto, senza fronzoli ma non senza pretese, perfettamente funzionale a una favola raggelante come le acque profondissime dell'oceano immenso e minaccioso che incombe sulle teste dei protagonisti.

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