L'Apocalisse

L'Apocalisse
Una sequela di disastri, errori, umiliazioni e delusioni: questa è stata, finora, la vita di Jakob Kemper di Naumburg an der Saale, venuto al mondo nel 1947 dai lombi di un fabbricante di spazzole, cresciuto gracilino e innamorato della musica, compositore senza talento, direttore senza speranze. Un fallito al 100%, ovviamente anche nel campo “affari di cuore & affini”, tanto da aver dovuto sopportare persino il matrimonio del suo attempato genitore con la fanciulla da lui disperatamente amata. Ce ne sarebbe abbastanza da prendere una rivoltella e farsi saltare le cervella, ma la capacità di sopportazione di Jakob sembra infinita, e inoltre non è detto che la sua grama esistenza non possa prendere, all’improvviso, una piega del tutto nuova, grazie a una scoperta straordinaria. Eh già, perché nel vecchio e malandato organo della chiesa di San Venceslao, sotto la polvere dei secoli, aspettava d’esser ritrovato lo spartito di una sconosciuta opera di Bach, L’Apocalisse, roba da far impazzire i musicologi del mondo intero. Ora, per un caso fortuito, quel tesoro inestimabile di carta ingiallita e inchiostro sbiadito è nelle mani di Kemper… peccato si stia rivelando l’ennesima fregatura. Perché c’è qualcosa di strano nella stranissima musica di quello spartito, qualcosa di misterioso e inquietante. Una forza capace di suscitare fantasmi, visioni e chissà cos’altro…
Una storia come quella narrata ne L’Apocalisse – una storia intessuta di musica e in cui la musica è co-protagonista e per questo dev’essere evocata dalle parole, “costruita” e resa tangibile come un vero e proprio personaggio – non può scriverla chiunque. L’austriaco Robert Schneider le carte in regola per farlo le ha eccome: da giovane ha studiato composizione e in più è stato organista, proprio come il suo stralunato “Kemper la Schiappa”, il lunare e patetico protagonista del suo romanzo, condannato da una specie di invincibile fato negli strettissimi e pulciosi panni del Perdente-senza-Scampo. Un destino, questo, che non è certo quello del suo creatore, scrittore e drammaturgo pluripremiato, che forse si sarà sentito come il meschino organista della chiesa di San Venceslao giusto ai suoi esordi, quando il suo primo romanzo, Le voci del mondo, fu rifiutato da ben 23 editori prima di diventare un successo internazionale. Ne L’Apocalisse, Schneider mostra tutto il suo talento soprattutto nei brani di virtuosismo musicale, quando cioè la partitura bachiana viene “risvegliata” da Kemper, quasi che invisibili musicisti la suonassero davvero nelle orecchie del lettore e note inafferrabili gli si librassero tutt’attorno. Un effetto davvero suggestivo, tanto più perché si carica di echi inquietanti, di misteriose risonanze, di ombre quasi gotiche. Il risultato è un romanzo malinconico-brioso, che potrebbe avere i toni di una tragedia e invece vola sulle ali dell’ironia, attorno a un rovente cuore di amarezza. Poetico e sfaccettato.

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