Lapponi e criceti

Lapponi e criceti

E chi l’avrebbe mai detto che con il coma non sarebbe finita lì? Tutti la abbandonano la vita, vegetano più o meno a lungo e poi basta, stop, rare le chance che ritorni il respiro e in quali condizioni è proprio impensabile domandarselo. Ma Zoe Libra, lei è proprio un caso a parte, ed eccola sotto forma di fantasma ad avere ancora una chance e tentare il tutto per tutto per fare qualcosa per la sua Milano, così indaffarata a organizzare alla perfezione per l’Expo ormai alle porte, che neanche si accorge di quali siano i suoi reali problemi, le necessità degli abitanti del quartiere di Pasteur dove aveva passato la sua vita in carne ed ossa, spazzando le strade da tutta l’immondizia lasciata incoscientemente in giro. E chi altri se non Zoe può pensarci: certo è che ha il suo bel da fare a discutere con Dio e ad imparare ad usare comportamenti e linguaggio adeguati al personaggio. Ma lei non si lascia intimidire da niente, nemmeno questa volta in presenza di un personaggio di tale portata… 

Non è un caso che Zoe (personaggio già noto ai lettori della Vallorani) ritorni e che lo faccia sotto forma di fantasma. In Zoe, l’inclinazione, meglio ancora il talento, alle investigazioni, alle indagini di fino era più che spiccata. E potere continuare nella sua ‘missione’ non vista, ficcando il naso qua e là come meglio gli pare, le dà una marcia in più. Ma questa della detective tuttofare è solo la lettura di superficie, quella che dà toni divertenti e esilaranti alla storia concatenata su battute, situazioni, protagonisti che hanno tutti dell’inverosimile. Se si gratta la scorza appare evidente che la nuova veste di Zoe ha un senso più profondo. Un fantasma, come dice un proverbio comune, tira fuori ciò che sta dentro, ciò che appartiene al passato, il non rimosso, il latente che basta un nonnulla per smuovere. Ed è questo in parte il compito della protagonista: riportare alla luce, da sotto le macerie (o il sudiciume che era abituata a vedere tutto il giorno tutti i sacrosanti giorni) quello che non va, quello che c’è di sbagliato, di corrotto per riaprire al civismo una società (che le incarna tutte e qualunque) che si sta sgretolando davanti ai valori della commercializzazione e dell’interesse che luccica soldoni. Ed ecco che allora la Vallorani, attraverso la voce burlona della sua Zoe Libra, libera ormai di dire tutto ciò che pensa, fa una critica accesa alla città che tanto ama nella ferma certezza che qualche cosa di concreto debba essere fatto, prima con le parole e poi con i fatti, per riscattarla da quella immagine male assortita di non rispetto, di perdita di coordinate di tempo e spazio, di avvistamenti, stranezze e sparizioni, di ponteggi sospesi sulle storie di quotidianità e di vita. Ogni azione di Zoe è pertanto mirata a questo fine (in tal senso nobile), ma anche in questo caso non sfugge il lato ilare e sarcastico del suo agire: fare il bene, che sia alla città o alle persone sì, ma senza rinunciare ai cinque minuti di protagonismo, che le permettono di gonfiare il suo Io pavone, come i piccoli criceti sospettosi che si sentono le creature migliori sulla faccia della terra. Morale e divertimento possono coesistere e portare il buonumore, una sana risata anche sugli aspetti più duri e le considerazioni più crude della contemporaneità? Basta cominciare solo a sfogliare le prime pagine e la risposta è lì, subito chiara. Senza alcun dubbio.

Leggi l'intervista a Nicoletta Vallorani

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