L'arte di ricordare tutto

L'arte di ricordare tutto
“Sai mica dove ho messo le chiavi?”: quante volte, sinceramente, avete fatto o vi siete sentiti fare questa domanda? Molte. Forse fin troppe volte il nostro cervello sembra fare cilecca. Eppure della memoria, come capacità cognitiva, si fa un gran parlare (calandola peraltro in un vasto orizzonte filosofico e culturale più che in un ambito meramente neuroscientifico) sottolineando, ci si creda o no, la possibilità di lavorare per rendere più potente il nostro hard disk, la nostra capacità di ricordare. Joshua Foer (sì, è il fratello di Jonathan Safran Foer), che della memoria è un campione assoluto  -nel senso proprio che ha vinto il campionato americano - ha deciso di scrivere un saggio divulgativo che esplorasse i complessi meccanismi sottostanti alla capacità di immagazzinare informazioni grazie ai quali, ovviamente, riusciamo a preservare una corretta vita mentale che permetta all’umano il suo essere profondamente storico, immerso nel tempo (senza il quale non avremmo bisogno della memoria) e figlio delle proprie esperienze. La particolarità, divulgativa appunto, del saggio di Foer è che emergono, per un pubblico vasto, tutte le problematiche - ben note agli studiosi di mente e cervello -  riguardo tutto ciò che d’ignoto ancora esiste nei confronti di quell’entità teorica che chiamiamo “memoria”.  La tesi che attraversa tutto il libro, tra aneddoti di neuropsicologi e scritti di Tommaso d’Aquino, tra un passato senza libri e tutto basato sulla divulgazione orale e un futuro in cui la memoria delle nostre cose giace tra gli archivi di Twitter, è quella secondo cui della memoria possiamo fare una capacità in continua espansione attraverso una più consapevole conoscenza delle potenzialità, inesplorate, del nostro cervello...
Davvero un saggio ben scritto, questo del giornalista americano, accurato nelle descrizioni tecniche necessarie in un libro sulla memoria, ma mai pesante, una sorta di giano bifronte della letteratura scientifica non specialistica. Adatto a tutti per il suo tono narrativo colmo di vicende che hanno attraversato la vita di Foer, e importante svago per gli studiosi dei rapporti che intercorrono tra mente e cervello, che per il troppo sforzo tra laboratori e dibattiti filosofici rischiano, paradossalmente, di giocarsi a poker il loro stesso oggetto di studi: la memoria. Capace di riflettere sull’importanza che il ricordare ricopre nelle vite umane, l’autore rilegge con maestria dopo più di un decennio la rivoluzione di Frances Yates e del suo L’arte della memoria sapendone integrare le ricerche specialistiche con la vita vissuta. Mappe mentali e sindromi di Asperger attraversano questo libro. Facciamo dunque una prova, e vediamo cosa avete imparato. Senza guardare l’inizio di questa recensione, quali erano le prime tre parole con cui cominciava? Beh … in bocca al lupo, e seguiamo Foer nei corridoi della memoria.

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