Lavori di scavo

Lavori di scavo
Chissà come sarebbe cambiata la vita di Aron Hector Schmitz - al secolo Italo Svevo - se non avesse conosciuto Livia Veneziani, ricca figlia di una famiglia nobile che, brevettata una speciale vernice anticorrosiva da utilizzare per smaltare la chiglia delle imbarcazioni, tentò di commercializzarla in Inghilterra, costringendo Svevo a prendere lezioni di inglese dall’allora sconosciuto James Joyce. Perché Robert Walser venne ritrovato morto assiderato in un campo come il peggiore dei vagabondi dopo aver dato di matto, accettato di rinchiudersi in manicomio e abbandonato la classica scrittura a china per tratteggiare grafemi a matita? E che fine avrà fatto quell’enorme valigia contenente il manoscritto I Passages di Parigi che rallentava la fuga di Walter Benjamin durante il valico dei Pirenei (fuga che terminò con il suicidio dell’autore tramite un’overdose di morfina dopo che la polizia di confine francese contestò la validità dei suoi documenti)? Com’era realmente la vita di quel William Faulkner che i biografi tentano continuamente di ricostruire? Era davvero un capitano dell’aviazione che prese parte alla prima Guerra mondiale? O piuttosto un alcolizzato che di ritorno da Parigi non fece altro che dedicarsi ad una moglie sbagliata e all’infinita dedizione per la scrittura, anche quest’ultima purtroppo compromessa dalle continue richieste economiche da parte della sua famiglia, che lo costrinsero ad abbandonare la stesura di romanzi per fiondarsi tra la schiera degli idioti sceneggiatori in quel circo giù ad Hollywood?
Lavori di scavo è un balzo al di là della scrivania del premio Nobel per la Letteratura J. M. Coetzee, un salto che consente di dare una sbirciata al tavolo di lavoro stracolmo di carte e cartelle, per osservare il metodo adottato dall’autore durante l’analisi di alcune delle più importanti opere che hanno segnato inevitabilmente la storia letteraria di tutto il ‘900. Tra gli autori analizzati -  oltre ai sopracitati - compaiono anche Robert Musil, Samuel Beckett, Günter Grass, Philip e Joseph Roth, Nadine Gordimer e Gabriel García Márquez; certi che non potendoli citare tutti escluderemo sempre e comunque nomi meritevoli, ci scusiamo in anticipo per le omissioni e la scelta di questa decina per noi ritenuta maggiormente significativa. Accanto ad uno stile accademico-divulgativo che non appesantisce la lettura ma che offre continui spunti e rimandi al lettore, a colpire sono soprattutto le notizie biografiche che incuriosiscono ed approfondiscono ulteriormente il lavoro di Coetzee, aggiungendo così presenza fisica e sostanza a quelle figure letterarie che rischiano di essere messe in ombra dalle loro stesse creazioni. Un’ulteriore caratteristica dell’opera è quella di essere divisa per comparti tematici: in apertura infatti troviamo tutti gli scrittori del ceppo mittleuropeo, per spostarci poi verso gli Stati Uniti nella seconda metà del testo. La nota di Paola Splendore che chiude il libro esplica in modo esaustivo i temi ricorrenti all’interno delle analisi che compongono il volume, forse anticipandola e leggendola come introduzione avremmo avuto le idee più chiare circa la metodologia di lavoro adottata da Coetzee - certo l’editore avrebbe fatto meglio a non nasconderla a fine testo, trattandosi di una curatela. Da segnalare inoltre che l’eccessiva profondità delle trattazioni letterarie costituisce a volte una difficoltà per i lettori, soprattutto quando il libro analizzato non è tra quelli sugli scaffali delle nostre - stracolme o meno - librerie.

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