Le acque del Nord

Le acque del Nord
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Nel 1859 il dottor Patrick Sumner si imbarca sulla baleniera “Volunteer”,diretta a North Water, tra il Canada e la Groenlandia. È un uomo dai modi compassati e molto riservato. Nasconde un segreto, forse, ma chi non ne ha? Nessuno sa perché si sia imbarcato, qualcuno congettura che scappi da qualcosa, che abbia ucciso qualcuno, ma senza appassionarsi troppo alla vicenda perché, del resto, nella baleneria, funziona così. Sulla “Volunteer” sale anche Henry Drax, ramponiere tra i migliori in circolazione, ma oscuro e rissoso, vizioso e brutale. Lui sì che è uno che dovrebbe scappare, ma non dimostra di desiderarlo. Entrambi incrociano le loro strade su una nave sulla quale già prima di partire aleggia lo spettro della sfortuna incarnato nel suo capitano, Brownlee, incline alla truffa e noto per aver fatto incagliare contro un iceberg e in maniera del tutto anomala un’altra baleniera, la “Percival”. Non è una crociera quella che si apprestano a fare, ma un inesorabile rotolare verso l’abisso della barbarie, della cupidigia, dell’abbrutimento. Dopo che il corpo di un giovanissimo mozzo viene trovato nudo e straziato dentro una botte, sulla baleniera la spirale della violenza precipita, terrore e morte diventano le sanguinolente cuspidi di un poliedrico inferno. Nessuno può scommettere sulla propria salvezza. Non Sumner che nutre sospetti concreti sulla mente dietro quel gioco al massacro e che in più porta con sé dal suo recente passato un tesoro non meno insanguinato e su cui qualcuno vorrebbe mettere le mani. Non Brownlee per il quale quello dovrebbe essere l’ultimo viaggio prima di una confortevole e ricca pensione. Non Drax abituato al sangue, suo elemento naturale più del mare. La “Volunteer” non è più solo sfortunata per via del suo sciagurato capitano; è di più: una nave maledetta sulla quale l’equipaggio precipita nell’abominio della disumanità in cui la vita vale quanto il fasciame spezzato di una baleniera che cola a picco…

Le acque del Nord - candidato al Man Booker Prize - è stato salutato come uno dei migliori romanzi dell’anno. Grande entusiasmo intorno questa opera di Ian McGuire a cui va il merito di una buona narrativa di intrattenimento, un page-turner, si dice così; un buon libro d’avventura per l’estate che incastra con accuratezza la costruzione dei personaggi a quella degli ambienti e di un occhio vocato all’esaltazione del dettaglio. Non solo, a McGuire va anche il merito di rinnovare l’attenzione e l’interesse per il drammatico e controverso mondo della baleneria - pagina tra le più infauste e sanguinarie della storia dell’economia e del commercio internazionale - con una storia che, a fronte forse di una certa prevedibilità, non cede comunque mai né al pietismo, né all’autocommiserazione. È una narrativa dura, gelida, impietosa che non fa lo sforzo di cercare una morale (e per questo può essere considerata buona narrativa) e non fa nemmeno lo sforzo di cercare la complicità del lettore (anche questo è indice di buona narrativa). Sulla “Volunteer” - in tutto il romanzo - vige la legge dell’homo homini lupus; la vita dell’equipaggio è lo specchio nel quale si riflette l’essere umano quando è ridotto a non saper nemmeno più sperare, a non portare più rispetto nemmeno per la propria stessa carne. Non si tratta di un cammino nel ventre abietto delle bassezze cui si è capaci ma, ancora peggio, il considerarle senza scandalo una questione di ordinaria esistenza. Più che Moby Dick, cui è stato accostato in maniera azzardata, Le acque del Nord è una lama che sfalda la membrana oltre la quale continua a rincantucciarsi la banalità del male, unta come le botti che trasportano il grasso delle balene predate.



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