Le alternative dell’amore

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Tristan Dubois è un giovane scrittore in crisi esistenziale: è stato lasciato dalla fidanzata e non riesce più a scrivere dopo l’ultimo successo letterario, la sua vita si trascina stancamente tra aperitivi e serate inconcludenti, cui vorrebbe sottrarsi senza riuscirvi. Il suo agente, Bernard, per tirarlo fuori dall’impasse, allontanandolo dalle distrazioni parigine, gli propone di rifugiarsi in una casa nel cuore della Borgogna, dove, in totale solitudine, ascoltando se stesso, potrebbe ritrovare l’ispirazione perduta e forse anche un po’ di serenità. Tristan arriva a Morgy in moto, portando con sé solo uno zaino. Il paesino è desolato e la vita scorre secondo ritmi lenti scanditi dalle necessità primarie: una noia mortale, se non fosse per le inquietanti dicerie che circolano sul vecchio abitante di una villa e sul suicidio di una giovane donna. Si tratta di un ufficiale nazista, il signor Baumann, che si è ritirato a Morgy acquistando la villa, con tenuta annessa, sede, all’epoca dell’occupazione tedesca, del suo quartier generale. In paese tutti lo odiano per aver ordinato la fucilazione di un gruppo di innocenti, e non si spiegano perché abbia deciso di trascorrere gli ultimi anni della sua vita proprio in quel posto, insieme al suo maggiordomo storpio. Accade l’impensabile: Wilfred Baumann, confinato da dieci anni tra le mura di casa, vuole incontrare Tristan, affidargli il suo diario perché ne tragga un romanzo, rivelandogli retroscena che lo tormentano da anni…

Lorenzo Licalzi, psicologo e scrittore, racconta ne Le alternative dell’amore, con un linguaggio semplice, venato di umorismo, l’incontro di due esistenze e dimensioni che finiscono con l’intrecciarsi: il presente, incarnato dallo scrittore Dobois in preda ad una fase di pensieri ossessivi e il passato, quello terribile dell’occupazione nazista, impersonato da Baumann, divorato dai sensi di colpa e dai segreti. L’incipit è scanzonato, direi banale – il protagonista è infatti il classico trentenne insicuro, seduttore seriale, in preda ai rimpianti sentimentali – ma prosegue in modo originale, attraverso la costruzione di una “trama gialla” che lascia intuire al lettore più attento dove la storia vada a parare, spingendolo di pagina in pagina, anche per il gusto di trovarne conferma. Il crescendo della trama è senz’altro il punto di forza del romanzo, più debole, secondo me, nella costruzione dei personaggi e nella scrittura, fluida ma un po’ insipida in alcuni punti, con dialoghi che risuonano a volte posticci e scontati. In definitiva, una lettura fruibile, consigliata a chi voglia rilassarsi con un romanzo scorrevole e non troppo impegnativo.



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