Le api di ghiaccio

Le api di ghiaccio
Il vecchio Pancrazio Farabosc ha ottantasei anni, per tutta la vita è stato un marinaio. Da dieci anni però la sua mente non è più la stessa e dopo la morte della moglie per lui è stato deciso il ricovero in una struttura  sanitaria che in seguito si è trasformata, per volere dello psichiatra Marcel Fontaine, in una residenza assistita per anziani. È il primo di dicembre, il giorno dopo il suo compleanno, e Pancrazio cammina lungo il molo del porto di Nizza. Conversa con la sua metà cattiva prima di raggiungere il bar dove ha voglia di bersi un pastis come tutti i marinai che si rispettano. Poi - senza dare nell’occhio - raggiunge la banchina, con destrezza si nasconde in  mezzo ad un carico di arance e viene issato a bordo. Lì ha inizio la sua fuga nel ventre dell’Angelica: un gesto impulsivo dettato dal desiderio di evasione o un viaggio premeditato da tempo e organizzato nei minimi dettagli? Alla Villa iniziano subito febbrili ricerche e sua figlia Sophie, assistente del primario, non riesce a darsi una risposta né ad interpretare il messaggio enigmatico lasciatole dal padre…
Un romanzo insolito, un personaggio che si merita davvero il suo essere protagonista. Pancrazio svetta su tutti e con la poesia e l’aplomb propri delle figure memorabili della letteratura rimane nel cuore del lettore. Intrigante la trama, anche se il dipanarsi lungo le tante pagine del libro la “sgrana” un po’ troppo, la sfilaccia facendole perdere a tratti un po’ del ritmo iniziale e facendola ripiegare un po’ su se stessa. Forse si complica quel tanto che basta a sottrarre alle vicende di Pancrazio la leggerezza che fa del romanzo un libro da ricordare. Un editing più attento avrebbe fatto emergere forse meglio e di più la gemma nascosta in un diamante grezzo.

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