Le assaggiatrici

Le assaggiatrici

Autunno del ’43, quartier generale di Rastenburg, a pochi chilometri da Gross-Partsch, nella “Tana del Lupo”. Dopo aver atteso in piedi nel corridoio, dieci donne entrano in silenzio dentro la stanza che costituisce la mensa di Krausendorf. Siedono davanti a un tavolo di legno e piatti di ceramica bianca colmi di cibo vengono posti sotto il loro naso. Fagiolini coperti di burro fuso, piselli e riso, peperoni arrosto, strudel. Ogni cosa sprigiona un aroma che fa andare il sangue al cervello. Il buco che hanno nello stomaco è un tormento e appena arriva l’ordine: “Mangiate!” è impossibile sottrarsi. Rosa Sauer assapora il cibo come fanno le altre donne. Prima bocconi misurati, poi sempre più abbondanti, fino ad avere le lacrime agli occhi. Quando terminano il pasto, le SS impongono di non alzarsi da tavola. Devono aspettare almeno un’ora per assicurarsi che nessuna muoia, che non ci sia veleno nelle pietanze. Prima che scada il tempo una delle ragazze, Leni Winter, contravviene agli ordini e si alza in preda a un malore, all’improvviso vomita il pranzo. Il panico è generale, le SS vanno a interrogare il cuoco, Otto Günther, mentre le altre donne sono preda di pianti isterici. Rosa soccorre aspetta il corso degli eventi. Il tempo passa, nessuna muore, nessun veleno. Si è trattato solo di indigestione. Ora sono libere di andare, mentre il Führer può consumare il suo pasto senza timori. Rosa e le altre donne sono ufficialmente cavie, vengono sottoposte a visite, perquisizioni e prelievi. Sono le assaggiatrici di Hitler e non possono sfuggire al loro destino…

La storia di Rosa Sauer è ispirata a quella di Margot Wölk, nata nel 1917 in Germania, segretaria trasferitasi in Prussia dopo i bombardamenti di Berlino e selezionata nel 1942 insieme ad altre quindici donne per diventare una delle assaggiatrici di Hitler. In occasione del suo novantacinquesimo compleanno la Wölk, unica sopravvissuta alla guerra tra le sue compagne, ha rilasciato un’intervista pubblicata il 2 aprile del 2013 sul “Der Spiegel”, in cui ha raccontato gli eventi di quel periodo terribile: non solo la paura di morire per il cibo, ma anche quello che le è accaduto dopo la fuga, la cattura e gli stupri a opera dei russi, l’impossibilità in seguito alle violenze di avere figli. Nel romanzo la figura di Hitler è come uno spettro che aleggia su coloro che combattono per lui, che eseguono i suoi ordini. Di lui si parla, ma non compare mai. La storia è ambientata nel periodo in cui la Germania è in profonda crisi e l’avanzata russa inesorabile, i lutti, i bombardamenti, l’autoritarismo militare fanno nascere il dissenso. Anche tra Rosa e le sue compagne ci sono distinzioni tra chi segue ciecamente il Führer e chi mette in dubbio la guerra. Rosa è combattuta tra sensi di colpa e il desiderio di vivere, alterna la paura a atti di ribellione, schiacciata dalla solitudine e dal bisogno di sentirsi parte del gruppo. Rosella Postorino ha aperto un varco nel tempo e ha mostrato un pezzo del passato, ricostruendone atmosfere, equilibri delicati, contraddizioni e ricordando la fragilità del potere: “Assaggio il tuo cibo come la mamma si versa sul polso il latte del biberon; come la mamma si ficca in bocca il cucchiaio della pappa, è troppo caldo, ci soffia sopra, lo sento sul palato prima di imboccarti. Ci sono io, lupacchiotto. È la mia dedizione a farti sentire immortale”.



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