Le cattedrali di Francia

Le cattedrali di Francia

Étampes, Mantes, Nevers, Amiens, Reims... Questo è il volto severo della Francia. Nervature, archi, modanature. Prospettiva di navata, emergere dell’abside, una vetrata di notte. La pietra, la pietra antica, levigata dal sole, dalla pioggia. La pietra delle cattedrali, in rovina, nella polvere e nell’oblio, è grandezza, grazia di accostamenti, è lungo e lento lavoro del “genio” dell’uomo, ed è Francia: l’arte gotica è il volto severo della Francia, Architettura e scultura attingono alla stessa sorgente. Luce e ombra nella loro danza naturale fanno risaltare le forme, le connessioni, i legami tra i particolari. “Combinazioni di piani geometrici”, il piano è tutto. Chiaroscuro cangiante, si muove lungo linee che salgono e poi scendono, panneggi che vibrano, volti. Le mani dello scultore, dell’architetto, sono andate ad esplorare la natura. Si sono ispirate a essa, ed è questa l’originalità alla quale l’artista può attingere: foresta, faggio, tronchi e foglie, rampicanti e bagliori di luce solare tra le fronde. Foresta e cattedrale: l’una rinvia all’altra. Così si ergono capolavori che gli uomini sono arrivati a non frequentare più, a dimenticare, a rinnegare. Il linguaggio semplice, del molteplice rinviarsi, del chiaroscuro modellante, pietra che sale nella luce del giorno, nel silenzio e nel mistero profondo della notte, l’uomo lo ha disimparato, si allontana di fretta, arrogante prova a restaurare, a riparare, a imporre originalità di soggetto. Ma non c’è originalità nel soggetto. C’è il modello, che ispira. E quel modello ci parla dell’albero, della roccia. Quasi scompare, il tempo, non c’è tempo. Tra i volti delle statue soffia un vento lontano, vicino e lontano. Di Francia, ma anche Indostan, Cambogia...

Partiamo dall’equilibrio del corpo. È quello che fa Auguste Rodin scrivendo righe di diario sui suoi viaggi attraverso le cattedrali di Francia. Il corpo è in equilibrio nelle sue varie parti, e ogni passo del cammino è uno spostamento di equilibri, a ricomporre. Gli artisti, le grandi e umili mani che hanno tirato su le cattedrali francesi hanno attinto, come ispirazione, alla fonte primitiva, “che si era mantenuta viva in loro”. Nella cattedrale è riportato il modello di corpi viventi: l’equilibrio, le concordanze. Ordine naturale, leggi universali. Nervature e contrafforti. Modanature e capitelli. Il viaggio di Rodin è un viaggio di contemplazione, di profonda immersione nella memoria antica del suo paese, che trasuda dalla pietra e dalle forme scolpite. Architettura e scultura, gli stessi fini supremi. Rodin scrive di come ha saputo – intuito – del come i capolavori sono capolavori. Dell’importanza di osservare con i propri occhi, disciplinati e umili, di stare vicino ai luoghi, respirarli, perdersi nei volti e nel movimento generale. Grandiosa lezione di arte tra questi intimi taccuini, lezione all’aria aperta, vicino ai monumenti, ai capolavori deturpati dalla dimenticanza o dall’invadenza dell’uomo che pretende di restaurare, invece che accompagnare. Quale barbarie? Quale secolo buio? “Era vero, giusto e fruttuoso il metodo degli antichi maestri tra il secolo XI e il XVIII”. Rodin, scrivendo, raccontando della sua esperienza del meraviglioso, si fa ponte e seme. Nella foresta delle sue percezioni scorre un’acqua preziosa: trasmissione di vita, collaborazione tra uomo e natura. Ecologia profonda intorno all’arte gotica francese: le cattedrali sono figlie del paesaggio francese. Connessione di presente e passato, agendo. Comprensione della geometria della luce. Pazientate, ammirate. Cattedrale, donna. Una donna di provincia entra nella cattedrale, si siede, prega. “Lei sa ancora amare, quanta forza creativa possiede quando ama!”.



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