Le cento vite di Nemesio

Le cento vite di Nemesio
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Il piede è un prisma, un cristallo dal quale riverbera una luce nuova. Questa volta, pensa Nemo, sarà ancora più intenso. Sente in lontananza il frastuono della metropoli che lo culla verso il sonno. Tram, motorini, scooter, Ronzinanti, sale operatorie, frigoriferi, lo stomaco del Tartarugone, i mormorii preoccupati di Almiro, il bipbip degli strumenti che tengono in vita suo padre, i pensieri della dolce caposala, i clacson, le rotaie sferraglianti, dormire, rinascere forse, se sia più dolce starsene nella Sala dei Vuotisti a vedere la vita che passa o rivivere un passato rimosso fino al punto più struggente, il rimosso per eccellenza, i passi di un uomo giù in strada, un cane che piscia ai giardinetti, il ristorante pugliese che butta gli avanzi nel bidone dell’immondizia, il pensiero, i pensieri, tutta quella vita, i camion, le automobili, i treni. I treni che partono. Rassicuranti. Come sempre. Dondolanti. Come sempre. Tutto normale, tutto banale. Come sempre. Tutto. Tutto. Tutto. Tutun. Tu-tun…

Milano, 1999. Nemesio si fa chiamare Nemo perché nelle sue faticose peregrinazioni metropolitane alla ricerca di un equilibrio economico ed esistenziale, per lo più a bordo del suo motorino, che chiama Ronzinante, tra un ansiolitico e l’altro, facendo la maschera nel museo dell’avanguardia dell’avanguardia (sì, una volta sola non basta…), non vuole in alcun modo essere accostato a suo padre. Il grande artista che gli ha attribuito il suo medesimo nome. Nemesio. Nemesio Viti. Il centenario che ha vissuto mille esperienze e conosciuto i più grandi. Il centenario che non salta dalla finestra e scompare, bensì che trent’anni prima lo ha concepito, e Nemo ha la perenne e disgustosa ossessione dell’essere nato da uno sperma vecchio. Il centenario donnaiolo che ha avuto un malore in pubblico, alla presenza del sindaco, durante una mostra a lui dedicata, e Nemo dopo anni di silenzio e distanza deve tornare a fare i conti con questa figura che gli si intrufola anche nei sogni. Perché da quando Nemesio è stato male Nemo ogni volta che si addormenta ne rivive letteralmente la vita, un episodio per notte, come una serie tv. Chissà, forse tutto questo però sarà lo sprone di cui aveva bisogno… Marco Rossari con indubbia brillantezza, inventiva e originalità realizza un’allegoria e una sintesi surreale e avvincente, ancorché in numerosi passaggi decisamente ridondante, ma la ripetizione pare costituire un elemento strutturale e poetico di questa prosa, del cosiddetto secolo breve, e al tempo stesso una riuscita analisi della relazione fra due diversi mondi, quello dei padri e quello dei figli, con differenti visioni ed esigenze, della nostra società contraddittoria e ambigua e delle mille forme con cui ogni individuo dà senso alla ricerca del suo posto nel mondo.



 

 

 

 
 
 
 

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