Le cinque giornate

Le cinque giornate
Non deve essere facile sopravvivere così, come in un esilio forzato nello sperduto abitato di Nesci, piccolo paesino sulla riviera ligure, in cui si ritirano - solitamente - lombardi un po’ imborghesiti e (diciamolo tranquillamente) un po’ rincoglioniti. In una tranquilla casa con il suo riscaldamento autonomo alimentato a cherosene vive questo autore e traduttore scappato, fuggito, perseguitato da Milano, la grande città che ha decretato il suo successo e la sua rovina, una volta salito dalla ridente Maremma con l’obiettivo di far esplodere il torracchione della Montecatini a colpi di grisù, per rivendicare la strage dei minatori di Ribolla. Qui a Nesci, l’eterno ribelle di Grosseto, ormai alle corde con la propria vita, sopravvive tra un caffè al mattino presto condiviso con la proprietaria di casa, la lettura del giornale, qualche ripetizione scolastica al figlio dell’affittuaria e, per non sbagliare, anche qualche lieve ripassatina a letto, sempre alla locataria. E in questo clima di rinunce e rilassatezza, di abbandoni e sconfitte, l’unica alternativa sembra quella di scrutare l’orizzonte col binocolo, ogni sera ed ogni mattina, per scorgere in lontananza l’arrivo dei compagni e l’inizio di una rivoluzione che sembra non prendere mai piede. Ma lo spettro di Milano sembra non voler lasciare mai in pace il nostro autore, si ripresenta sempre e puntualmente con l’arrivo di nuove congiure, ci sono i processi per quel vizio delle succose bistecche extra-matrimoniali, consumate in certi palazzi di città, anziché il solito misero semolino di coppia, oppure quel matto del Gran Duca della Topa, editore che minaccia di ridurre in miseria il nostro povero autore…
Le cinque giornate - ripubblicato qui da Stampa Alternativa in una versione ampliata e con contributi video diretti dallo stesso Ettore Bianciardi, figlio di Luciano, in dvd allegato - è il titolo originale del testo Aprire il fuoco, edito nel 1969 da Rizzoli. Il libro rappresenta, a ben vedere, la conclusione a diversi anni di distanza di quella trilogia della rabbia aperta con Il lavoro culturale, proseguita con L’integrazione e terminata con il successo de La Vita Agra. Le cinque giornate è una metafora della conclusione - diciamolo tranquillamente, non proprio felice - della vita di Luciano Bianciardi, esiliato e ormai ridotto all’impotenza nello sterile comune di Rapallo, allontanato sia dalla sua provincia grossetana che dalla Milano dove si fa - o si dovrebbe fare - cultura.  Ultimo romanzo pubblicato in vita dall’autore, è senza ombra di dubbio il più difficile e metaforico, permeato di passaggi oscuri e buffe allegorie, in questo parallelismo continuo tra un lato narrativo-autobiografico e quello storico-risorgimentale che si fondono in una ambientazione a metà tra lo storico ed il fantastico, dove fatti di cronaca nazionale trovano il modo per miscelarsi con confessioni personali e spunti raccapriccianti sul mondo editoriale - forse la vera rovina, insieme all’alcol, della vita di Luciano. Un testo non semplice, quindi, quello che incontriamo durante la lettura, sicuramente utile per completare la nostra personale bibliografia sull’autore, ma che il meglio di sé ha saputo darlo proprio nelle pagine che l’hanno reso più celebre, vuoi ne La Vita Agra, vuoi nel resto di quella strampalata trilogia della rabbia.

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