Le città da cantare

Le città da cantare

I luoghi dove viviamo, con il loro clima, le luci e le ombre, contribuiscono a determinare il nostro carattere. Più in dettaglio, vivere in una determinata nazione, dentro una metropoli, oppure in campagna, nei sobborghi di una periferia o nel quartiere più ricco, di certo ci plasma, ci definisce. Le espressioni di queste differenze, la voce di quello che siamo, da dove veniamo e perché viviamo in un determinato luogo sono date dalla musica, intesa come parole, melodia e armonia. L’anima della gente viene fuori col canto. Che sia un’anima romantica o rivoluzionaria, come il serpente quando esce dalla cesta del fachiro, essa uscirà con la musica. Non ci si fa caso, forse, ma le canzoni, che siano testi politici, impegnati o canzonette leggere, raccontano i luoghi molto più che le persone. E questi luoghi resteranno impressi nella nostra memoria e nel cuore proprio grazie a loro. Se solo pensiamo ad alcune delle principali città italiane, ecco che otterremo un elenco di autori e titoli legati ad esse che vi stupirà. Torino, ad esempio, è stata cantata da Lucio Dalla, Vinicio Capossela, Gian Maria Testa; Venezia ritorna nei testi di Francesco Guccini e i Pitura Freska; se mettessimo un bollino per ogni luogo di Roma citato nelle canzoni probabilmente riempiremmo la nostra cartina. Luca Barbarossa, Claudio Baglioni, Antonello Venditti, Claudio Villa, Francesco De Gregori e tanti altri. E così molte altre città, da nord a sud, senza alcuna distinzione. Poiché molteplici sono i luoghi raccontati in musica, vale appunto la pena di unire scienza e arte, geografia e musica, per provare a radunarli e guardarli con occhi diversi perché, come scriveva Bruce Chatwin, “un canto faceva contemporaneamente da mappa e da antenna”…

Ci voleva proprio un atlante semi-ragionato dei luoghi italiani cantati, così come recita il sottotitolo al volume di Riccardo Canesi con breve prefazione di Mogol, per rendersi conto che davvero la musica è anche geografia vera e propria e non solo voce dell’anima. Solo contemplando la mole di nomi di località e relative canzoni si comprende quanto musica e territorio siano strettamente legati. Pazienza e ricerca certosina hanno portato questo docente di geografia e appassionato musicologo a radunare un repertorio di circa 800 canzoni e altrettanti autori, che potrete trovare nell’indice dei luoghi e delle canzoni riportati alla fine del Volume. Ed è proprio vero che certi posti non sarebbero così affascinanti se non ci ricordassimo di una canzone che ci risuona in testa quando abbiamo la possibilità di ammirarli. Genova non sarebbe la stessa senza le canzoni di De André, e ci andreste mai a Bologna senza pensare a Lucio Dalla? Questo breve elenco di nomi non può che essere difettoso, ma di certo ciascuno di voi potrà sbizzarrirsi nel ricercare la propria città, il luogo del cuore e trovarvi le canzoni amate o altre che non ricordavate affatto. Necessariamente didascalico, certo, ma anche contenitore unico per piccoli gioielli musicali e semplici canzonette leggere come il vento perché, come diceva Paolo Ciampi citando Proust: “Non disprezzate la musica popolare. A poco a poco essa si è riempita del sogno e delle lacrime degli uomini. Per questo vi sia rispettabile.” Naturalmente non si tratta di una caratteristica prettamente italiana. Ma è il mondo intero che parla dei propri luoghi in musica: le cartoline da Asbury Park di Bruce Springsteen, o la piccola via di Liverpool chiamata Penny Lane che nessuno conoscerebbe se un certo Paul McCartney non avesse scritto un testo per rendere omaggio ai luoghi della sua infanzia e, ancora, se vi dico Abbey Road, cosa vi viene in mente?



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