Le città e la crisi

Le città e la crisi

“La crisi del 2008 non è congiunturale ma sistemica, come ormai ammesso da una fetta sempre più importante di economisti”. Stando così le cose, quali sono stati i piani messi in atto per alleviare la sofferenza degli abitanti di alcune città europee tra le più interessate dalla crisi economica, come Napoli, Bilbao, Dublino e Lisbona? Considerata la proposta dell’abolizione delle province e dopo la creazione delle città metropolitane, su cosa sarebbe opportuno scommettere, per valorizzare l’identità del territorio partenopeo e le sue potenzialità produttive? Può considerarsi raggiunto l’obiettivo di trasformare Bilbao, da polo minerario e metallurgico dismesso, in nodo centrale della rete globale della cultura e del terziario avanzato? Era possibile prevedere, e di conseguenza contenere, l’azzoppamento della “tigre celtica” e le drammatiche ripercussioni economiche sulla capitale irlandese? L’imposizione di politiche di austerità è davvero l’unica via percorribile per consolidare i bilanci nazionali, considerando che i due periodi di austerity vissuti da Lisbona (1978 e 1983) non hanno impedito al Portogallo di rientrare tra i famigerati “PIIGS”? Per i quattro citati contesti urbani, che tuttora esprimono Stati-nazione fortemente accentrati, è realistico parlare di “città-globali”?

Molta, moltissima carne al fuoco. Le città e la crisi, curato da Paolo De Nardis ‒ che ne è anche autore insieme a sei esperti di Sociologia Politica e Relazioni Internazionali ‒ è un libro denso. Nato da una ricerca comparata sulle politiche urbane di Italia, Spagna, Irlanda e Portogallo, promossa dall’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, il saggio è strutturato in tanti capitoli quante sono le capitali di quegli Stati, cui si somma una corposa prefazione ad opera del curatore ed un saggio sul concetto di città globale. Per la difficoltà delle questioni e per il grado di approfondimento, nonché per il linguaggio elevato e la presenza di numerosi grafici e schemi riassuntivi, il volume si presenta come un’opera per specialisti o, per lo meno, per cultori della materia, nonostante il tema di fondo sia tristemente vicino a lettori di ogni latitudine e livello d’istruzione. Interessante il fatto che, per ogni realtà cittadina considerata, gli autori inizino ad affrontare i rispettivi argomenti partendo da epoche anche remote, rispetto al profilarsi della crisi del 2008. Con l’intento di ricostruire gli antefatti ed indicare, laddove possibile, i segnali di quello che si sarebbe verificato (e che solo poche menti lungimiranti, al limite della profezia, erano in grado di riconoscere), nel libro si fa riferimento a numerosi fatti storici, come la crisi petrolifera del 1973; il periodo di stabilizzazione economica irlandese, tra 1987 e il 1994; e persino l’insediamento di Giuseppe Bonaparte sul trono di Napoli, nel 1806.



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