Le civette

Le civette
“Anghingò, tre civette sul comò”... Non è un modo sciocco, anche se può sembrare, per cominciare un articolo sul libro di Desmond Morris, dedicato a questi rapaci notturni. Il celeberrimo etologo, infatti, in questa nuova opera si è dedicato alla ricerca e alla raccolta di tutte le superstizioni, le leggende, le apparizioni nell’arte e nella simbologia di civette ed altri strigiformi. Solo per fare un esempio “spicciolo”: sulla moneta da un euro dedicata alla Grecia compare una civetta,  omaggio alle antiche dracme, su cui appariva l’effige di questo animale amato dalla dea Atena, dea della saggezza, in onore della quale la capitale ellenica ha preso il nome. Tra il sesto ed il primo secolo avanti Cristo, le monete ateniesi furono coniate con l’immagine della dea su un lato e della civetta sull’altro, tanto che il popolo le chiamava familiarmente “civette”. Perché, tra tutti gli animali, proprio queste schive creature notturne, così difficili da vedere, sono invece così note e così prese come centro di suggestioni e superstizioni? Perché sono “antropomorfe”, hanno la testa grossa e arrotondata, i lineamenti schiacciati, rispetto agli altri uccelli, e gli occhi grandi e spalancati come le eroine dei manga giapponesi. Proprio quegli occhi sono tra i più copiati, come forma di difesa, nel mondo animale, ad iniziare da alcune farfalle che nascondono due grandi macchie tra le ali, pronte a spalancarle per rassomigliare ad un rapace in presenza di un pericolo. E proprio quegli occhi, così profondi, hanno ispirato il mito dell’enorme saggezza di questi uccelli, silenziosi, schivi e perfetti, silenziosi nella caccia e misteriosi - ma ora non più così tanto - nelle abitudini…
Chi è abituato a conoscere e ad apprezzare Desmond Morris come divulgatore etologo rimarrà spiazzato, aprendo questo suo ultimo lavoro. Dove sono i familiari disegni dell’animale mentre compie determinate azioni, quelle che sono spiegate nel suo tipico modo così scorrevole ed allegro? Dove sono le descrizioni delle abitudini, e le “traduzioni” di certi comportamenti? Niente paura: ci sono, ma sono destinate ad una seconda sezione. Prima, c’è un “monitoraggio” delle civette... non nel loro ambiente naturale, ma nel nostro. In fondo, si tratta di un altro modo per studiarne il rischio di estinzione: capire quanto sono amate o odiate, cosa ne pensa la gente, individuare quali siano i luoghi comuni da sfatare o le leggende da accentuare. Perché le civette, oltre al comò, devono poter vivere nei boschi, libere e numerose.

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