Le coccinelle non hanno paura

Le coccinelle non hanno paura

Teo ha quarantacinque anni e un dono. O forse è una maledizione. Fin da bambino è come se potesse scattare foto nella sua testa ogni volta che vede qualcosa, una scena che vuole essere fissata e rimanere indelebile nell’album enorme custodito nella sua mente, in un angolo da qualche parte. È un dono, sì, perché gli consente di fare fotografie bellissime, è come se lui istintivamente fosse in grado di intuire la giusta inquadratura – perché quello è davvero importante in una foto; ma è anche la sua dannazione perché fonte di dolore, ogni volta, perché quelle immagini fissate gli danno un terribile senso di morte e finitudine, come se nell’istante stesso in cui scatta ogni cosa cominciasse a morire. “Il fatto è che ogni singolo scatto per me è la morte, la morte vera”. Soltanto con il cielo non gli succede, il cielo è l’unica cosa davvero infinita che ogni volta può provare a catturare con l’obiettivo della sua Nikon. Questo è il motivo per il quale Teo non fotografa mai volti di persone. Del suo dono, così pesante e doloroso da portare, ha fatto la sua professione. Teo ha girato il mondo e le sue foto hanno vinto spesso premi importanti. Teo ha un amico, Luca, che è un musicologo ed è esperto di jazz (lui invece il jazz non lo capisce e ascolta soltanto heavy metal), che sta aspettando un figlio da Elena. Teo ha quarantacinque anni, ha divorziato da sua moglie, fa foto bellissime, e da qualche settimana ha saputo che sta per morire. Ha un tumore inoperabile alla testa, gli resta pochissimo tempo e lo ha detto soltanto a Luca ed Elena. Teo pensa che debba solo aspettare, giorno dopo giorno, che compaiano tutti i sintomi terribili che gli hanno spiegato. E invece all’improvviso una cartellina azzurra piena di fogli leggeri con una vecchia fotografia in bianco e nero in mezzo, e Arianna – giovane psicologa che per arrotondare fa la commessa e tutto ciò che capita – arrivano a sconvolgere i suoi giorni e i suoi pensieri. C’è una vecchia storia misteriosa da scoprire, c’è un cerchio da chiudere, qualche cuore a cui dare pace, e un ultimo regalo della vita da non sprecare…

“Una coccinella non ha paura, la sua bellezza l’avrebbe salvata dalla mano minacciosa di chiunque”. Forse il cuore di questo romanzo d’esordio di Stefano Corbetta – classe 1970, musicista jazz, Interior Designer, collaboratore presso alcuni blog letterari e testate giornalistiche – è tutto in questa frase che gli dà anche il titolo. Cosa resta a chi sembra destinato a perdere tutto? Solo la bellezza può proteggere, come succede alla coccinella. La disperazione non è l’unica strada percorribile ma si può ancora trovare qualcosa che dia un senso, cercarlo dove è ancora possibile. Teo, il protagonista, la bellezza è abituato a vederla, per dono e professione e a catturarla con i suoi scatti, ma la malattia un giorno arriva improvvisa e senza rimedio e non c’è bellezza che possa cambiare le cose. Però lui può scegliere ancora, può decidere se dare un senso diverso al tempo che gli resta e farsi sorprendere ancora una volta dalla vita, può rendersi disponibile alla bellezza che ancora lo raggiunge, attraverso un sentimento sincero e inaspettato e una vecchia storia che chiede un po’ di verità per rimettere a posto qualche tassello. Perché “Nelle storie degli altri c’è sempre un po’ di ciò che abbiamo vissuto anche noi” e capita che queste storie si incrocino per far luce nella propria e riconoscersi. E le due storie, lontane nel tempo, che in questo bel romanzo si intersecano, sono in equilibrio e in certo modo si completano a vicenda. Le coccinelle non hanno paura è certo una storia drammatica che però, col suo tono disteso e pacato, è capace di dare al lettore tutta la leggerezza e la levità racchiusa nei doni belli della vita, come l’amicizia su cui poter contare sempre, un amore inaspettato e intenso, i sentimenti autentici che possono attraversare il tempo, le storie da scoprire attraverso gli strani percorsi del caso. Una scrittura fresca e matura per una storia sobria ma intensa in cui c’è tanto: la fotografia, la musica, la malattia, un diario, l’Archivio Diaristico in un posto incantevole, due storie intrecciate, l’amicizia vera, l’amore, la vita che finisce, quella che comincia. In una parola, insomma, Stefano Corbetta scatta la bella fotografia di un segmento di vita nella sua meravigliosa e complessa varietà.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER