Le confessioni di un nerd romantico

Le confessioni di un nerd romantico

Nell’agosto del 2091, tra le rovine di un edificio crollato in un quartiere di Roma Due, viene ritrovato all’interno di una scatola di zinco un vecchio manoscritto. Dovrebbe essere l’ultimo reperto di un mondo ormai lontanissimo in cui si poteva ancora scrivere a mano un intero volume. Secondo gli esperti si tratta di un lungo e corposo trattato sulla società di inizio Duemila, prima che tutto cominciasse improvvisamente a declinare e gli uomini diventassero una sorta di zombie a causa di una misteriosa febbre che ha contagiato chiunque. Come si vive negli anni Zero? Com’è cominciata l’ossessione dell’essere sempre online, sempre connessi, sempre aggiornati? Come si vive al tempo in cui le proprie emozioni sono veicolate da un post su Facebook (senza il quale sembra che non si possa più vivere), da un tweet, da una foto su Istagram? Siamo ancora in grado di parlarci incontrandoci di persona o abbiamo delegato la comunicazione alle notifiche sulle chat di Whasapp? Abbiamo ancora l’empatia per poter raccontare ad un amico come va la nostra vita? Riusciamo ad affrontare una conversazione costruttiva con il nostro partner guardandoci negli occhi o tutto è relegato allo scambio di messaggi?

Federico Mello, classe 1977, giornalista de “Il Fatto quotidiano”, usa la cornice futuristico-distopica di una società in cui tutto ciò che conosciamo è andato distrutto – una idea a mio avviso non troppo originale e parecchio abusata sia nella letteratura sia in moltissime serie tv molto famose (penso a Cormac McCarthy o a “The walking dead” giusto per citare un paio di esempi molto noti e che non hanno di certo bisogno di presentazioni) ‒ per scrivere un saggio invece molto interessante sulla nostra, di società. Siamo sovraesposti su social network senza cui sembriamo non esistere, dipendenti dalle notifiche che appaiono sullo schermo dei nostri smartphone, sempre online, sempre con l’ansia che “staccare” ci faccia probabilmente perdere qualche occasione imperdibile, qualche conoscenza ineludibile, facciamo sempre più fatica a parlarci di persona, a raccontarci, a provare realmente dei sentimenti che non siano veicolati dai pixel degli schermi dei nostri mille device. Mello definisce se stesso un “nerd romantico”: un uomo che utilizza la tecnologia a sua disposizione non essendone schiavo ma padrone consapevole, ritagliandosi del tempo per se stesso, per i suoi affetti, per il “tempo – bio” (come lui stesso lo definisce) in cui dare importanza alla vita “reale” e non “virtuale”, senza ansia da lavoro, senza appuntamenti e notifiche da controllare continuamente. Il saggio di Federico Mello contiene spunti molto utili per tutti noi perché tutti siamo con molte probabilità sempre online e sempre ad aggiornare le pagine iniziali di molti social alla ricerca dell’ultimo aggiornamento di status. Staccare ed essere offline ci permetterà finalmente di avere del tempo nostro, tempo da dividere con le persone a cui teniamo, tempo per noi stessi, per respirare e ritrovare la serenità. La tecnologia va utilizzata ma senza diventarne dipendenti ci consiglia Federico Mello. Come dargli torto?



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