Le dodici domande

Le dodici domande
“Sono stato arrestato. Per aver vinto a un quiz televisivo”. Così cominciano – o meglio toccano l’apice – le disgrazie di Ram Mohammad Thomas. Uno spiantato cameriere diciottenne come lui, che vive in una baraccopoli di Mumbai, non può aver risposto correttamente a tutte le dodici domande di Vuoi vincere un miliardo?. Quindi, secondo gli organizzatori del programma, ha barato: ci penserà la polizia a fargli ammettere la frode. Dopo una notte di torture in carcere per estorcergli la confessione, arriva un’avvocatessa sconosciuta ad assumere la sua difesa e a farlo liberare. Per aiutarlo a scagionarsi e a incassare la vincita, però, deve sapere come Thomas abbia potuto districarsi in quel campionario di nozioni ignorate da molti colti intellettuali. E Thomas racconta. Racconta del fatiscente orfanotrofio dove è cresciuto e da cui è uscito solo per finire nelle sgrinfie di un losco sfruttatore, che storpiava i bambini per mandarli a mendicare. Racconta dei giorni trascorsi come tuttofare di una diva di Bollywood sul viale del tramonto, dell’arte di arrangiarsi che lo ha fatto diventare una guida turistica abusiva del Taj Mahal. E di Nita, sua coetanea, incontrata nel quartiere a luci rosse di Agra, che da quando aveva dodici anni è costretta dalle tradizioni della sua tribù a prostituirsi per mantenere la famiglia. Ogni vicenda spiega la risposta a una delle domande, perché Thomas è riuscito a vincere non col sapere che viene dai testi scolastici, ma con quello che gli ha appiccicato addosso la vita di strada. Ora tocca alla misteriosa donna diventata suo legale fargli giustizia, e anche rivelare come mai sia entrata a sorpresa nella sua esistenza...
Al libro di Vikas Swarup si è ispirato (molto liberamente) il regista Danny Boyle per il suo "The Millionaire", premiato con l’Oscar nel 2009. Non stupisce che ne sia stato tratto un film, perché il serrato piglio narrativo dell’autore indiano sembra fatto apposta per essere trasposto in una sceneggiatura. Mentre le avventure si susseguono a ritmo incalzante (forse anche troppo), intorno a Thomas si muovono tante comparse ben tratteggiate, che ricordano gli innumerevoli personaggi di contorno delle opere di Dickens. E dickensiano è lo spirito stesso del romanzo, incentrato sulle vicissitudini di un anti-eroe à la Oliver Twist, che lotta fin dall’infanzia con la crudeltà e il degrado, venendo a contatto con le realtà più sordide dei bassifondi metropolitani senza mai perdere l’innocenza. Ma la vera comprimaria di Thomas è l’India del boom economico e delle mille contraddizioni, in cui le caste sono state abolite dalla legge ma non dalla mentalità della gente e una voragine separa i ricchi dai poveri. Un Paese affascinante e terribile, dove c’è ancora chi muore di idrofobia perché non può pagarsi le medicine. Swarup descrive splendori e abiezioni con mano lieve e sprazzi di umorismo, lanciando un messaggio da non sottovalutare: la conoscenza trascende lo stato sociale e tutti, anche un paria di Mumbai, possono possederla. Ma solo chi sa metterla in pratica riesce a realizzare i propri sogni.

 

 

 

 
 
 
 
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