Le domande di Brian

Le domande di Brian
Sono giorni importanti per Brian Jackson. Sta arrivando la svolta. Deve andare a Bristol, all'università. Siamo nel 1985 ed è un momento cruciale, topico per un riflessivo e timido ragazzo di provincia orfano di padre. Brian ha quasi diciannove anni. Se li sente tutti addosso e si pone frequenti interrogativi. Chi sono, cosa faccio, dove andrò. Piange la madre mentre prepara le valigie, lei, che da quando è morto il marito ha allevato l'unico figlio maschio tirandosi su con il whisky. Come molti suoi coetanei, Brian finora ha dilapidato tonnellate di tempo ubriacandosi al pub e sognando amori impossibili sulle note romantiche della sua amata cantante Kate Bush. Spencer e Tone, i suoi compagni di bagordi, lo trattano sempre come un diverso. Perché loro gli studi li hanno mollati e vivono gioventù abbastanza sbrucciacchiate, in fin dei conti inutili, dagli aspetti sterili e dagli ideali sterilizzati. “Ci sono cose che un uomo di diciannove anni come il sottoscritto dovrebbe avrer ragionevolmente già sperimentato”. Già. Ansie, turbe, tremori, rumori. Ormoni. Un panorama tipicamente post puberale. Ed eccola allora l'avventura al college. Compagni talvolta mostruosamente ridicoli, ordinari, oppure belli, sempre a loro agio. Ragazzi distanti da lui anni luce con cui non lega. E nemmeno si sente legato, peraltro. E poi le donne. La bella, bellissima ed irrefrenabile Alice, ricca, solare, spigliata, sessualmente attiva. E la tumultuosa, problematica politicamente impegnata Rebecca. Ed in più il sogno di andare in televisione, con una squadra di quattro persone, al famoso gioco a quiz “University challenge”. Perché Brian è tanto goffo quanto bravo a rispondere a quesiti strampalati. Ha una memoria di ferro,una discreta cultura. Le uniche domande a cui sa rispondere più degli altri sono quelle nozionistiche e assurde dei giochi a  premi. Ecco, tipicamente giovanile anche questo…
Molto anni ottanta  e molto british (ovviamente, vista la nazionalità dell'autore) Le domande di Brian, uscito in Inghilterra nel 2003 è un buon romanzo che però ha dei limiti. Limiti strutturali, con l'andamento spesso impacciato come il protagonista e le eccessive digressioni per arrivare alla battuta condita di tipico humour inglese. Questioni di gusti, scelte stilistiche non condivisibili. Anche se alla fine il racconto è godibile, nel suo complesso, come tutti quelli che parlano di un'età per me, ahimé, oramai andata. Niente Giovane Holden però, perchè Nicholls, l'autore, punta più sulla tormentata inquietudine che sulla avventura e la giocosità ribelle. Nicholls è del 1966. ha scritto per la televisione adattamenti  di classici letterari. che vengono definiti brillanti e riusciti. Questo è il primo dei suoi tre romanzi, il più recente Un giorno, uscito nel 2009, lo ha consacrato e fatto conoscere al mondo. Il punto di riferimento è Hornby, non v'è dubbio, che purtuttavia appare più agile, scanzonato, brillante. E certo, almeno in questo romanzo la prospettiva di approfondimento socio-politico manca del tutto di nerbo, non siamo certo di fronte ad un Coe. Comunque è evidente che l'autore abbia doti narrative specie  nel delineare personaggi senza naufragare nello stereotipo o nel didascalico, sono dotati tutti di una propria autonomia, vitalità, originalità.

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