Le domestiche

Le domestiche
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“Signora cameriera” o “Signora domestica”, così come si consigliava di rivolgersi al personale di servizio è troppo! Ma certo anche “serva” o peggio ancora “sguattera” sono proprio vocaboli indecorosi! “Sorella” o “ragazza”, per uomini di un tempo, come Raikichi, capofamiglia di casa Chikura, sono appellativi detestabili che gli fanno venire in mente le cameriere di certi locali e... “Casa mia non è un bar!”. Preferisce di gran lunga termini come “Ohana” e “Otama”, ma senza il suffisso “-san”. Raikichi, cinquant’anni, con la seconda moglie Sanko di 33, nell’autunno del 1935 si è trasferito a Kobe insieme a Mutsuko, figlia di lei (nata da un precedente matrimonio), sette anni (che sarà poi adottata da Raikichi) e a Nioko, sorella più piccola di Sanko. Hanno a servizio sempre due o tre donne, ma talvolta arrivano anche a cinque o sei, perché moglie e cognata, cresciute negli agi della loro famiglia ricca, sono incapaci di cavarsela nella quotidianità senza uno stuolo di cameriere. C’è anche da riconoscere, a onor del vero, che Sanko è una donna estremamente generosa e assumerebbe tutte le ragazze che bussano alla sua porta in cerca di lavoro! E così fa, un po’ ne tiene per sé, altre ne indirizza a casa di amici e conoscenti facoltosi che ne hanno necessità. Con qualcuna di queste ragazze, soprattutto quelle che rimangono di più a servizio, stringe legami forti, tanto che, anche una volta che queste si sposano e si trasferiscono altrove (o tornano nelle loro città di origine), rimane in contatto…

Troppi nomi giapponesi, troppe località anche piccole per tenerne traccia, troppi traslochi e cambi di servitù. Alla fine è difficile non perdersi. Ma, è risaputo, lo scrittore Tanizaki non solo è un appassionato osservatore dell’umanità, ma ha anche un interesse maniacale per i particolari più piccoli. Rimasto a lungo inedito in Occidente, il romanzo sembra quasi fuori dal mondo, così concentrato nell’universo domestico della famiglia Chikura, mentre fuori si scatenano conflitti: a far da sfondo c’è pure la Seconda guerra mondiale, ci sono le incursioni degli aerei americani, ci sono incendi, ma niente ha lo stesso effetto di un cambio di cameriera, di una ragazza che lascia la casa perché si sposa, di una malattia come l’epilessia di una di loro. Intanto il tempo passa e le tradizioni tramontano, la società si evolve. Dettagli e particolari, anche curiosi e intimi ‒ come se le vite dello scrittore Raikichi Chikura e della moglie ruotassero solo intorno alle proprie domestiche che portano al ristorante, con cui condividono alcuni viaggi e gli spostamenti nelle loro case o vanno al cinema. Le domestiche e i loro fidanzati, le domestiche e i loro matrimoni, le domestiche e i loro figli (che poi chiamano “nonnino” lo stesso Raikichi)... e se non è curioso tutto questo! C’è ironia, perché alcuni eventi fanno sorridere, ma c’è anche un sottile filo di erotismo nella descrizione della pelle delle domestiche, dei loro piedi, del loro fisico. Pur se il protagonista si tiene ben lontano da loro, di certo le osserva con attenzione e le racconta, anche fisicamente, ma solo da lontano.



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