Le donne che hanno fatto le donne

Donne che hanno fatto la storia, madri costituenti, imprenditrici, donne di governo, staffette partigiane le quali hanno avuto la forza e la determinazione di comprendere che non esistessero ambiti strettamente maschili dai quali potessero essere escluse. Donne che si sono messe al servizio delle donne e che, con il loro impegno e le loro lotte, hanno spinto l’opinione pubblica e la burocrazia a confrontarsi con il concetto di parità di genere. Ciascuna col proprio vissuto, ciascuna con la consapevolezza che si potesse essere animale sociale, madre e moglie senza togliere tempo e spazio, aspirazioni e desideri a nessuna di queste tre cose ed in quanto tali hanno costituito un esempio su cui fondare e approfondire la propria coscienza femminile…

Nilde Iotti, Tina Anselmi, Lina Merlin, Pina Re, Biki, Gae Aulenti, Anna Bonomi Bolchini, Marisa Bellisari, Carla Lonzi costruiscono, con le loro storie, un panorama di riferimento importante, forte ed esemplare per chi voglia capire come si sia arrivati, oggi, ad un’analisi articolata sulla questione di genere. Purtroppo, sebbene Le donne che hanno fatto le donne parta con ottime intenzioni - spiegare urbi et orbi, attraverso il racconto di queste figure, come si sia sviluppata, nel nostro Paese, la storia della parità di genere - il risultato non è all’altezza delle aspettative e non è certo con questa brevissima pièce che i lettori curiosi potranno farsene un’idea. Un’operetta insipida, un po’ troppo didascalica, assai retorica. Priva com’è di una direzione, non riesce a stare nemmeno dentro una struttura preordinata e, ancora meno, dentro una struttura ordinata, armonica, omogenea. Una versione teatrale di Wikipedia, un copia incolla della più recente storia contemporanea femminile. Le donne di cui si parla, e che dovrebbero essere le protagoniste assolute, sono appiattite su un tessuto di informazioni stazzonate che non costituiscono né l’ossatura per un incipit di conoscenza, tantomeno quella per impostare uno spettacolo vagamente impegnato (come questo vorrebbe sembrare). Gigantesse della storia ridotte a figure posticce che calcano un ipotetico palcoscenico dal quale sfilano senza applausi.



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