Le donne della Principal

Le donne della Principal
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È la fine dell’800 quando Andreu Roderich dà la prima decisiva spinta agli ingranaggi che metteranno in moto la nuova vita della proprietà agricola più grande dell’Abadia , a cui sono ancorate le fortune della fiamiglia e del borgo di Pous da tempo immemore. Andreu si è preparato a lungo al momento della fine, ha diversificato i suoi investimenti, stipato migliaia di bottiglie di ottimo vino dei suoi vigneti da vendere a prezzi sempre più cari man mano che nell’arco di 20 lunghi anni si consumava l’agonia dei vigneti della zona, attaccati e progressivamente distrutti dalla filossera. Non si è mai fatto illusioni, tuttavia, ha sempre saputo che le fortune dei suoi cinque figli, una volta che inevitabilmente la filossera avesse raggiunto anche le sue vigne, sarebbero dipesi dalla sua capacità di diversificare le loro fonti di guadagno: procura, quindi, ai quattro maschi un futuro legato non alle rendite ma all’ingegno. Li fa studiare da avvocato, prete, farmacista e trasferisce la famiglia a Barcellona lasciando a guardia della Principal la figlia Maria, che se all’inizio si sente condannata alla sorte di un mero custode di cimitero, capisce presto che suo padre le ha fatto il più grande dei regali, viepiù prezioso in un’epoca in cui era inconcepibile per le donne, le ha donato la libertà di determinare non solo il proprio destino ma quello di tutti i contadini e i servitori che le ha ceduto insieme alla proprietà, come se ne fossero parte integrante. Maria trascorrerà una lunga, prospera vita dedicata a far rifiorire la proprietà, a crescere la figlia Maria Magi avuta dal timido, rispettoso, mai invadente Narcis nell’illusione che presto sarebbero tornate a Barcellona , fornendole la migliore e più illuminata delle istruzioni, ma instillandole al contempo l’amore intossicante per la Principal, invischiandola senza speranze nei legami che ella stessa ha tessuto con i luoghi, le persone come la cuoca Neus e suoi due figli LLorenç e Caterina, rendendola complice dei segreti e di conseguenza delle debolezze che rendono docili le persone, per fornirle le leve che avrebbero coartato negli anni le volontà di tutti: la balia Ursula, con la famiglia dai tempi in cui i cinque figli di Andreu erano rimasti orfani di madre, Llorenç e la misteriosa sensualità, i braccianti, ciascuno con la propria storia e il proprio cumulo di debiti di riconoscenza nei confronti di Maria la Vecchia, prima e Maria Magì dopo. Il potere e l’autorevolezza della seconda Maria crescono di pari passo con la sua pinguedine, fino a quando per meglio sottolineare entrambi finirà per farsi costruire una sedia come quella del Papa, che i contadini battezzeranno la Gestoria e con essa si farà trasportare a braccia per la proprietà e il paese, scegliendo i propri portantini per l’avvenenza e i muscoli guizzanti nello sforzo. Non si è mai realmente allontanata, Maria Magi da Pous, tranne che per brevi vacanze a Capdemon per sfuggire alle torride estati ed è nel 1936,durante una di queste vacanze, protrattasi a causa della guerra civile per un paio d’anni, che alla Principal viene commesso un delitto che turberà i sonni dell’agente Recade, fino a quando, quattro anni dopo , promosso ispettore per il valore dimostrato sul campo della repressione franchista, tornerà alla proprietà per indagare sullo sventramento di Ricard, fattore che tutti credevano emigrato in Belgio da suo fretello dopo che Maria la Vecchia lo aveva condannato all’esilio nel corso di un improvvisato processo durante il quale lei e il parroco Don Salvador erano stati giudice e giuria…

Lluis Llach, cantautore catalano perseguitato dal regime franchista, usa il delitto sullo sfondo come un pretesto per disegnare la trama delle vicende di una famiglia di ricchi possidenti in una Catalunya che non ha mai veramente assimilato il modello del latifondo imposto dalla dominazione castigliana. Egli sceglie di ambientare il romanzo all’indomani della sconfitta repubblicana, quando l’autonomia è al suo punto più basso e la feroce pulizia operata dal regime franchista vittorioso, sembra aver spezzato la spina dorsale a uomini come Llorenç, Amedeu, Ricard, che pur chini sotto un giogo reale o immaginario non cedono però di un millimetro sul terreno della dignità. Le donne della Principal è una ragnatela, la cui trama si fa sempre più evidente, ma allo stesso tempo, con lo scorrere delle pagine, la trama rivela i buchi dell’ordito, il grande mistero si banalizza, i dialoghi si fanno artefatti e le costruzioni scricchiolano su fondamenta incerte. Llach crea fitta di rapporti che si intrecciano, si aggrovigliano fino a quando sembra che nulla possa districarli se non la passione investigativa di un questurino del regime franchista, un ispettore che grazie alla narrazione imbastita da Ursula e dagli altri comprimari della Signora, riesce a cogliere la complessità dei legami, la ricchezza di sfumature di un sentimento come l’amore, il cui spettro è di una vastità inusitata per la mente del poliziotto, che fatica a capire l’ampiezza dell’arco che si è tracciato nei sessant’anni in cui la storia si dipana. Llach dimostra nei primi capitoli un punto di forza nella narrazione descrittiva, i paesaggi, gli stati d’animo, ma, ma mano che la narrazione procede, la vis descrittiva scema, il tiepido rispetto dei cittadini di Pous, il desiderio di rivalsa che non trascende nella mera vendetta della Signora nei confronti dei Repubblichini che le hanno saccheggiato casa, l’amore meno che ortodosso di Llorenç per gli uomini e quello assoluto di Maria per Llorenç, vengono resi con pennellate sempre più insicure e i dialoghi vanno facendosi sempre più artefatti e molto televisivi.



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