Le donne nel cinema d'animazione

Le donne nel cinema d'animazione

Fatto salvo per alcuni grandissimi nomi, citiamo non a caso Walt Disney e Hayao Miyazaki, il cinema di animazione sembra non avere padri per la stragrande maggioranza del pubblico. Non è raro sentire qualcuno che si riferisca a Shrek solamente come ad un film Dreamworks, dimenticando che dietro il lavoro corale dei primi due episodi c'è la scrittura e la regia di Andrew Adamson. Allo stesso modo in tanti hanno battuto le mani sui titoli di coda di Alla ricerca di Nemo e si sono commossi davanti a WALL-E etichettandoli semplicemente come capolavori della Pixar, ignorando però che siano figli della stessa mente geniale, quella di Andrew Stanton. Sembra che dietro quelle migliaia di disegni animati non ci sia un uomo, ma semplicemente una lunga fila di macchine e computer. E' vero che il successo di Madagascar si deve ad un'infinita sequenza di tecnici, animatori e disegnatori, ma è ugualmente vero che anche dietro un film, live, con attori in carne ed ossa, il regista non è il solo ed unico deus ex machina, bensì è quasi sempre di un complesso meccanismo. Se cinema d'animazione e cinema tout court condividono una genesi simile, non si capisce perché nell'immaginario collettivo Steven Spielberg sia il regista di E.t, - L'extraterrestre e perchè Black Bird non lo sia di Ratatouille. Se è vero che il mondo tende ancora in un certo senso a discriminare la donna, quando può essere difficile, date queste premesse, per il cosiddetto sesso debole scolpire il proprio nome nel fitto sottobosco del cinema d'animazione?...
Matilde Tortora, docente di storia e critica del cinema, con questo libro uscito per Tunuè vuole restituire alle donne protagoniste della storia dei disegni animati il peso che meritano. Perché tra disegnatrici, pittrici, animatrici, scrittrici e registe, come sottolinea Paolo di Girolamo nel suo saggio, "Le donne? C'erano e in numero piuttosto consistente". Il volume, uscito con due copertine diverse, una firmata da Regina Pessoa e l'altra da Signe Baumane è un excursus storico sul ruolo cardine che da sempre il genere femminile ha rivestito all'interno della grande fabbrica di animazione, in Italia, negli Stati Uniti e in Asia. Gran parte dei saggi, che raccolgono interventi e penne dall'indubbio spessore (oltre ai nomi già citati segnaliamo l'intervista del 1966 di Oriana Fallaci a Walt Disney), pur godendo di una prosa trasparente e lineare e pur essendo colmi di aneddoti e ricordi divertenti, hanno un taglio piuttosto specialistico e storico. Chi ingenuamente teme che il titolo Le donne nel cinema d'animazione nasconda un trattato dall'approccio femminista sbaglia di grosso: la curatrice desidera semplicemente (ri)studiare alcuni risvolti del cinema d'animazione con un occhio che valorizzi i talenti che vi hanno preso parte, per una volta senza alcun pregiudizio sul gender. Interessante l'impostazione data al libro, che alterna alle testimonianze di prima mano delle donne che hanno vissuto l'animazione in prima (uno fra tutti “Me. Animation and Life” di Regina Pessoa) pezzi più storici e filologici (come il lungo saggio di Mario Verger Le donne nell'animazione italiana o quello di Andrea Fontana dedicato al Sol Levante). L'agile volume è impreziosito da disegni originali e documenti rarissimi ripescati dagli archivi di mezzo mondo.

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