Le due battaglie dell’Atlantico

Le due battaglie dell’Atlantico
Non si può dire con certezza quando per la prima volta nella storia sia stato portato avanti il progetto - o meglio il tentativo, sia pur in fase più che embrionale - di concepire delle imbarcazioni che, a differenza di tutte quelle vedute fino ad allora, dalla mitica e mitologica Argo in giù, anziché muoversi al di sopra del pelo dell’acqua navigassero, silenziose, potenti e inafferrabili nelle viscere del mare, ventimila leghe sotto, per dirla con Verne. Probabilmente nell’antichità un forte incentivo a tentare di sviluppare una tecnologia di questo genere è stato dato dai blocchi navali: quando una città è cinta d’assedio, deve venire in mente in modo piuttosto spontaneo all’assediato quanto sarebbe comodo sgattaiolare via fra le gambe dell’invasore impossibilitato a opporsi. E poi, nel corso dei secoli e fino alla Seconda Guerra Mondiale, qual è stata la storia del sottomarino e la sua importanza strategica e militare?
Questo volume è molto interessante: parla dei tentativi che la Germania compì, tra gli altri, per vincere le due guerre mondiali attraverso le offensive contro il traffico marittimo nemico sferrate dai suoi battelli sommergibili, i famigerati U-Boote. Antonio Martelli, a lungo docente di Strategia e politica aziendale presso l’Università Bocconi di Milano, ha redatto un testo chiaro e densissimo, che si legge con la facilità romanzesca con cui si sfogliano le pagine di una storia. In questo caso, della Storia. Quella che ha avuto luogo nel cosiddetto secolo breve, e che ha determinato quello che siamo ora. Sin dalla notte dei tempi, ognuno ha tentato di portare la battaglia sul terreno che gli era più congeniale: i tedeschi tentarono la strada delle profondità dei mari. Questo libro spiega con dovizia di particolari, estesa bibliografia e discreta iconografia come, e perché.

 

 

 

 
 
 
 
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