Le false resurrezioni

Le false resurrezioni

Il viaggio da Montemori ad Arquà resta memorabile ma con insufficienti dettagli. Quei dettagli che avrebbe dovuto appuntare sul suo quadernetto e che invece sono sintetizzati in una E puntata e qualche frase smozzicata. E quelle frasi sintetiche e criptiche non hanno alcun significato adesso. Un bibliotecario che arrotonda lo stipendio con la stesura di tesi di laurea e un’insegnante pendolare: la coppia (apparentemente) perfetta. Il trasferimento a Montemori decreta la fine del pendolarismo e l’inizio di un’intensa riflessione sul passato. Una riflessione che diventa ricerca storica. Purtroppo affatto apprezzata. L’ennesima delusione che lo spinge lontano da quel mondo a cui non sente più di appartenere. Per ritrovarsi catapultato nella poesia, unica fonte che riesce a placare la sete di vita. Anche il dattilografo di ‘Eccesso di zelo’ cerca una svolta nella vita, sfibrato da un rapporto di coppia consumato dalla routine e dalla stanchezza. Sarà Silvana, la sua collega di lavoro, ad offrirgli l’agognata seconda possibilità? La carrellata di quarantenni in crisi si conclude con un insegnante ossessionato dalla sua dentatura imperfetta, che limita il suo slancio, i sogni e i desideri di una vita migliore. Due incisivi mancanti a causa di un posacenere, lanciato dopo l’ennesima scenata di gelosia…

Tre storie zeppe di sentimenti, di malinconia, di sofferenza che sfiorano “il male di vivere” (volendo citare Montale) senza mai, però, farsene catturare. Tre romanzi brevi (o racconti lunghi) che, con l’ironia che già affiora dalla penna di Domenico Starnone, sussurrano la ricerca della felicità e si ritrovano a soffocare l’urlo di frustrazione che deriva dal fallimento. La biblioteca, la tastiera bistrattata, i denti, sono pretesti e metafore per raccontare le nevrosi dell’uomo contemporaneo. Quarant’anni è, inevitabilmente, l’età dei bilanci, della raggiunta maturazione, del raccolto che segue la semina. Ma, come gli inetti di sveviana memoria, ciascuno dei tre protagonisti resta, fondamentalmente, un inconcludente. Sebbene simpatico e accattivante. Le storie prendono vita tra il 1989 e il 1993, partendo da esperienze reali vissute dall’autore: la provincia, l’industria, il sentimento di inadeguatezza. Nonostante il realismo del racconto, le storie rispecchiano l’inconcludenza dei personaggi in una trama che sembra non raggiungere mai davvero fino in fondo un compimento. Lo stile lento e malinconico esprime l’attitudine alla vita dei protagonisti, impigliati in una quotidianità diversa di quella che avrebbero voluto. Sembrano risorgere dalle loro ceneri come l’araba fenice ma restano zavorrati nella loro inettitudine. Resurrezioni tentate che si rivelano, inevitabilmente, false, come sintetizzato nel titolo della raccolta.



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