Le farfalle di Kerguélen

Le farfalle di Kerguélen

Tutto è pronto nella casa gialla e non può differire oltre il momento della verità: Concha ha smesso di incalzarla, ormai compresa pienamente nel suo nuovo ruolo di abitante a tutti gli effetti dell’isola, ma ogni tanto lei continua a leggere nei suoi occhi quella domanda, sempre quella, sempre la stessa. La maggior parte del tempo invece lei è seduta sulla panca della sua finestra a contemplare l’oceano. Ora come allora. Si dondola avanti e indietro. Si vede, per quel movimento, somigliante a un ebreo dinnanzi al muro del pianto. È un movimento consolatorio, che viene da dentro e scrive nell’aria il pulsare lento e doloroso del respiro. Concha e lei dormono entrambe nel suo letto, perché l’amica ha paura degli animali, di quelle imprescindibili presenze che caratterizzano la terra natia di Isabel. O forse è intimorita dalla casa gialla, dai rumori causati dal vento, dagli scricchiolii del legno vecchio, dal tintinnare dei vetri…

Il tema fondamentale di questo romanzo è spesso centrale in molte narrazioni, comune pur senza essere banale, mai scontato o ripetitivo, proprio perché credibile e sempre attuale: i conti col proprio passato. Nella vita infatti capita almeno una volta più o meno a tutti, probabilmente, di dover riaffrontare delle questioni che sono state accantonate, perché magari facevano soffrire o perché non si era in quel momento in possesso degli strumenti corretti per elaborare tutti i problemi che andare a scoperchiare il vaso di Pandora dei propri dolori e delle proprie rimozioni avrebbe comportato. Isabel è una donna ormai adulta che vive sul continente, lontana dalla casa gialla alle Canarie che ha tanto detestato nel corso della sua giovinezza, una casa nella quale è costretta a tornare perché la sua storia personale e familiare, che si intreccia con la Storia del suo Paese, la richiama. Isabel è infatti nata al tempo della dittatura di Francisco Franco, un regime che è durato decenni e che ha distrutto la vita di molte persone, con effetti che forse non tutti conoscono o che associano solo ad altre situazioni, come il fenomeno dei bambini strappati alle famiglie di dissidenti e dati in adozione a uomini e donne fedeli al governo. Sonia Carboncini scrive in modo chiaro, semplice e partecipe, si ispira evidentemente a tante storie vere e dà vita a un’opera di sincero impatto emotivo, ricca di riferimenti e, sin dal titolo, di simboli e lirica intimità.



 

 

 

 
 
 
 

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