Le giocatrici

Le giocatrici
Teresa è la moglie di Perzechella, giocatore di carte accanito che in paese tutti rispettano perché “vince sempre”. Mai troppo - al punto di dare alla moglie e ai suoi due figli una vita diversa - ma regolarmente: una specie di rendita, importante più come status symbol che come entrata. Lei, che è stata costretta dal padre a sposarlo (che “l’aveva persa a carte” in una notte più sfortunata del solito), lo odia con tutte le sue forze. E si vendica come può: rubandogli pian piano i soldi dalle tasche e andando a giocarseli al lotto, ben sapendo che la fortuna, proprio come quella dell’estrazione, è una ruota… Ad Anna piace giocare d’azzardo alle slot machine del bar vicino casa. E quando gioca - cioè tutte le volte che ne ha la possibilità - non si cura di quello che le succede intorno, degli uomini che la guardano attratti, delle donne che si mettono idee in testa; per lei non esiste nient’altro che il gioco: e, come ogni vero giocatore sa, il gioco è una cosa seria, altro che quegli stupidi gratta e vinci… Moira è appena uscita dalla Sala Bingo quando sente i rumori in sequenza del motore e della frenata: in un attimo la sua compagna di tavolo, Silvana, si ritrova a terra, vittima dello scippo della borsa da parte di un motociclista. Ma la vera vittima è Tommaso, raggiunto dal proiettile che lo ha lasciato steso: la polizia chiede spiegazioni, ma le due donne non sanno da dove cominciare…
Marilena Lucente, insegnante con la passione per la scrittura (è autrice di diversi testi per la didattica, per il teatro e per la radio), si cimenta in una prova narrativa con tre racconti lunghi di grande impatto emotivo, dallo stile lineare e inesorabile, avvincenti come dei thriller (impossibile non seguire con ansia ogni singolo movimento dell’Orco, il padre temuto dai suoi stessi bambini, che non vedono l’ora che esca di nuovo di casa per poterlo allontanare da sé). Questo libro racconta il fenomeno della dipendenza dal gioco, nelle sue tante espressioni moderne, mettendo a nudo la mente e il cuore di chi - per cultura, per debolezza, per stupidità - vi si trova avviluppato a volte quasi inconsapevolmente. Donne, ma anche uomini, le cui storie lasciano un retrogusto segnato dalla speranza: si nasce e si cresce in ambienti favorevoli a questo cancro, è vero; ma c’è comunque un’alternativa, una seconda possibilità.


 

 

 

 
 
 
 
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