Le invenzioni della notte

Le invenzioni della notte

Cosa fareste se al vostro risveglio, una luminosa mattinata di luglio, scopriste che nessun canale televisivo sembra trasmettere più niente, che il giornale non vi è stato consegnato, che il vostro computer non riesce a connettersi a internet, che nessuno risponde al telefono (tantomeno la vostra ragazza, a Londra per lavoro), che per le strade non gira nessuna automobile, nessuna moto, nessun camion, nessun autobus, e che un assordante silenzio è sceso sulla città come una cappa di smog? E' proprio quello che succede al viennese Jonas, che si accorge con orrore di essere apparentemente l'ultimo uomo sulla faccia della Terra. Dove sono finiti tutti? Cosa diavolo è successo? Un'epidemia no, ci sarebbero montagne di cadaveri. Una abduction extraterrestre di massa? Cristo, si sarebbe svegliato! Un'evento soprannaturale nemmeno, perché diamine lui avrebbe dovuto essere l'unico escluso? Oppure è proprio questo il personalissimo Inferno capitatogli in sorte? Ma allora perché i telefoni e l'elettricità funzionano ancora? Già, perché? Jonas comincia a perlustrare ossessivamente Vienna e dintorni, lasciando ovunque segni della sua presenza e il suo numero di cellulare in bella vista, in caso ci fossero altri superstiti. Ma nessuno chiama, anche se man mano che passano i giorni e lui si adatta alla sua nuova vita di sopravvissuto Jonas percepisce qualcosa attorno a lui: luci accese che lui aveva lasciato spente, oggetti trovati in posizioni leggermente diverse da come ricorda di averli visti. Per svelare il mistero della sua solitudine, l'uomo riempie la città e la sua casa di videocamere accese con le quali controllare cosa succede in sua assenza o in camera sua mentre lui dorme: ciò che scopre rivedendo i nastri registrati lo sconvolge...
Lo spunto narrativo dal quale parte l'austriaco Thomas Glavinic, scrittore emergente europeo tra i più interessanti - finora sconosciuto (e ti pareva!) in Italia - è un vero e proprio archetipo della fantascienza, dalla letteratura al cinema e finanche alla televisione (sia lodato Rod Serling, sempre sia lodato). Ma più che regalarci la sua personalissima versione di un cliché, l'autore lo usa come pretesto (senza giustamente curarsi tanto delle incongruenze logiche, tipo 'sti telefoni e 'ste linee elettriche che funzionano imperterriti da soli) per affrontare temi come la solitudine, il tempo, la realtà, l'identità. Più weltanschauung che catastrofismo, insomma: i misteri che pagina dopo pagina si disvelano, le invenzioni della notte del titolo non riguardano alieni o superbatteri, ma sono quelli incardinati nelle domande che da millenni gli uomini (o almeno alcuni di loro, e del resto chi non si domanda niente non avrà neanche mai risposte) si pongono: le cose esistono come io le vedo? Le cose esistono tout court? Le cose esistono quando io non ci sono o la realtà è semplicemente una proiezione del mio ego, una mia percezione, un mio sogno? Cosa succede quando io non ci sono? Succede qualcosa, o la vita è come un film in cui si grida "Azione!" solo quando io faccio il mio ingresso sul set e per il resto è tutto il resto è un fermo-immagine? L'orrendo incubo nel quale precipita il protagonista del romanzo quando è costretto a contemplare se stesso e non riconosce affatto ciò che vede è un orrore che tutti portiamo dentro di noi, suggerisce Glavinic mentre racconta la fascinosa epopea di questo uomo solo che percorre un'Europa deserta e minacciosa (c'è qualcosa di più inquietante e simbolico della sequenza del tunnel della Manica?) quasi quanto ciò che avviene nella sua camera da letto durante la notte. Emozionante, originale nel suo essere archetipico, Le invenzioni della notte è uno dei romanzi più coraggiosi e sexy degli ultimi mesi.

Leggi l'intervista a Thomas Glavinic

 

 

 

 
 
 
 
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