Le maledizioni

Le maledizioni
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Buenos Aires. Uomini e donne, senza differenza alcuna, portano sulle spalle l’enorme peso della maledizione. Certo è che la cosa viene vissuta in maniera differente da ognuno: esiste, infatti, chi cerca di liberarsene combattendola e chi si crede più forte della maledizione stessa e intraprende una battaglia che risulterà inutile. Poi ci sono quelli che la accettano e ci convivono, cercando di contenerne gli effetti, come si fa con un problema esistente e persistente, l’importante è che non diventi troppo invasivo. Poi ci sono persone come Román Sabaté, che ignorano totalmente i fatti, che non considerano nemmeno lontanamente che la maledizione possa incombere sulla loro vita. Persone maledette, che rimangono volutamente all’oscuro della cosa e tutto sommato sono più sereni. Eppure Romàn ha un forte mal di stomaco e tanta, tantissima nausea, ma non gli passa certo per la testa l’idea che questo possa essere legato alla maledizione. Sicuramente il suo malessere è dovuto all’aria irrespirabile di quel bar dove è entrato, in attesa che arrivi la corriera. Romàn non ha mai pensato alla maledizione, mai usato quel termine e non inizierà sicuramente adesso. Quel posto è davvero squallido, ma non è la prima volta che entra in luoghi così, lo ricorda bene. Adesso però è diverso, perché non è da solo l’uomo, ma è in compagnia di un bimbo, stanco e assonnato. Un bambino innocente, che non immagina nemmeno in cosa possa essere coinvolto. L’uomo e il piccolo sono in fuga e nessuno sa dove sono diretti. Romàn si sente sconfortato, si sente così solo, sta per prendere il telefono, ha bisogno di parlare, di spiegare, di sfogarsi… Ma no non è ragionevole usare il cellulare, potrebbe essere pericoloso! L’attesa sta per finire e mentre si prepara per andare, sente in televisione una voce a lui fortemente famigliare, quella di Rovira. Non può non porre attenzione Romàn alle parole dell’uomo, la cui priorità negli ultimi tempi è stata quella di far luce sull’omicidio di sua moglie, Lucrecia Bonara, ormai avvenuto un anno fa e di dividere in due Buenos Aires, per poterne governare la metà. Mentre presta attenzione allo schermo, Romàn si chiede se Fernando Rovira sappia già del suo abbandono, se si è già reso conto che non potrà più fare affidamento su di lui. Intanto il potente politico parla solo dei suoi obiettivi sociali e non dichiara nulla relativamente alle indagini sull’assassinio. Tutto dimenticato? Adesso devono proprio andare, la corriera sta per arrivare: il giovane padre prende suo figlio Joaquín e lo zaino contenente poche cose e si dirige verso la fermata. A Romàn sorge un dubbio sulla documentazione necessaria per viaggiare con un bimbo così piccolo. Sarà sufficiente quello che ha? Altrimenti dovrà inventarsi qualcosa, ma cosa?

Romàn Sabaté per caso si ritrova a vivere a Buenos Aires e altrettanto per caso si ritrova ad accompagnare il suo amico Sebastián ad un colloquio per entrare a far parte del nuovo partito politico, il Pragma, fondato da un noto imprenditore immobiliare e ancora per caso si ritrova a essere membro di quel partito, prima dello stesso Sebastiàn, che brama dalla voglia di essere uno di loro. In realtà Romàn non è altro che una delle tante pedine del potere politico, di quel potere che non guarda in faccia a nessuno, di quel dominio che gestisce i sentimenti a seconda di quanto possano o meno giovare all’immagine e agli introiti. Ancora un giallo per Claudia Piñeiro, ma con uno scenario differente, fatto di politica, quella marcia e invasiva. Le maledizioni è un libro dove il potere degli affari pubblici, si mescola a un caso di omicidio e alle indagini più o meno infangate da chi tenta di strumentalizzare anche il dolore. Come la stessa autrice ci tiene a sottolineare, la sua critica non è rivolta alla politica, ma unicamente ai politici, a quegli uomini senza scrupoli, a quelli pronti a schiacciare chiunque pur di raggiungere il proprio scopo. Non è una scelta a caso il titolo del libro: la maledizione è un’altra tematica affrontata dalla Piñeiro nel romanzo. Superstizione e politica vanno di pari passo in Argentina, ma la maledizione di cui l’autrice parla è ben diversa. È quella storica, quella ancestrale, quella che ogni uomo vede e sente come crede, quella che spinge, come succede al protagonista del libro, verso un percorso di maturazione e di consapevolezza. Lo stesso Romàn è convinto che gli avvenimenti in cui è coinvolto accadano per caso, ma come succede nella realtà c’è sempre qualcuno che muove i fili e il mondo politico è pieno di burattinai. L’attenzione della Piñeiro è sempre stata alta nei confronti delle dinamiche sociali, legate spesso a quelle governative. Già ne Le vedove del giovedì la scrittrice raccontava di quanto sia stata pesante la recessione e la conseguente crisi degli anni Novanta per la vita di quattro donne argentine. Anche in questo romanzo, Claudia Piñeiro si scaglia contro chi fa del potere e del soldo la base della propria esistenza. Lineare e a tratti sinuosa la scrittura dell’autrice argentina, è precisa nelle descrizioni di luoghi, persone e sentimenti, attenta a far passare il giusto messaggio e abile nel sollevare critiche senza puntare l’indice accusatore in maniera sfacciata. Le maledizioni è un romanzo in cui noir e denuncia sociale creano un apprezzabile connubio, dalla trama fitta e compatta, capace di interrogare la coscienza sociale del lettore.

LEGGI L’INTERVISTA A CLAUDIA PIÑEIRO



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