Le meraviglie di Parigi

Le meraviglie di Parigi

Michel Dufrénoy vince un premio letterario per la miglior opera poetica scritta in latino. Un vanto? No, perché nella Parigi del ventesimo secolo in cui vive il sedicenne tutto si fonda sulla velocità e sulla forza della tecnica. La letteratura non ha più peso, se non per esaltare le macchine; il teatro e le arti sono compartimentate ad uso e consumo dello svago; le bibilioteche stampano solo libri tecnici. La sua passione per le lettere antiche non gli dà nè gloria, nè cibo. Sconsolato e senza un quattrino, si inserisce - grazie alla raccomandazione dello zio - in una banca. Qui a poco a poco capisce che la sua vocazione non gli permette di continuare con un lavoro che non soddisfa i suoi ideali. Un banale incidente lo farà licenziare dopo pochi mesi dall’assunzione. Nel frattempo Michel conosce e frequenta lo zio Huguenin, letterato e professore di retorica che gli presenta la giovane Lucy di cui s’innamora perdutamente. Con la testa fra le nuvole Michel riesce ad entrare come sceneggiatore e scrittore nel Gran Deposito Drammatico, tempio della cultura industriale. Qui le opere vengono commissionate alla velocità di una catena di montaggio ed il giovane si rassegnerà ad essere espulso anche da questa istituzione, per ritrovarsi vagabondo in una città che non accetta il suo idealismo...

Laparabola di Dufrénoy riflette la vera storia di Jules Verne: impiegato alla Borsa valori per volere del padre, solo nel tempo libero scriveva romanzi e commedie per un teatro gestito dall’amico Alexander Dumas. Una vita all’insegna dell’avventura sia per l’autore che per la pubblicazione di questo romanzo. Rispuntato da una cassaforte misteriosa solo nel 1989, il manoscritto di cui si favoleggiava da più di un secolo venne finalmente alla luce grazie alla curiosità del nipote dello stesso Verne. Rifiutato nel 1863 dall’editore Hetzel perché considerato un’opera troppo pessimista e utopica che avrebbe potuto gettare un’ombra sul futuro successo dell’autore (fresco del consenso per il suo debutto Cinque settimane in pallone), il racconto è invece un esempio di come Verne ci avesse visto giusto. In questo libro - tra le altre cose - l’autore prevede le macchine ad aria condizionata, la piramide del Louvre, i grattacieli, i treni ad alta velocità, i fax, internet e tante altre invenzioni che avrebbero facilitato la vita dell’uomo nel ventesimo secolo. A parte la trama scontata, è proprio questa capacità profetica che sorprende. Anche se un po’ troppo didascalica e guidata da un anelito giovanilistico, la critica alla società tecnofuturista dovrebbe farci riflettere sui nostri tic e manìe, facendoci ripensare al ruolo dell’arte e della fantasia nel nostro quotidiano.



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